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Roma, centauro morto per le troppe buche: assolti i dirigenti del Comune

Dopo la condanna di primo grado, sono stati assolti in appello i dirigenti della manutenzione. Sette segnalazioni per 57 buche cadute nel vuoto

Francesco Caporale, 49 anni, il 22 dicembre 2016 perse la vita mentre percorreva la Salaria a bordo della sua moto, una Suzuki N1200. La strada era disseminata di buche di diversa dimensione: ben 57, stabilirà la Polizia locale. Ma i responsabili del Simu, Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, non hanno responsabilità. Anzi, non aver provveduto alla sistemazione di quelle buche, per il tribunale “non costituisce reato”.

Dopo la condanna di primo grado, sono stati assolti in appello i dirigenti della manutenzione. Sette segnalazioni per 57 buche cadute nel vuoto

A distanza di poco più di sei anni anni dal tragico incidente e dopo due gradi di giudizio arriva la sentenza della Corte d’appello che proscioglie i due imputati, Guido Caraffa e Marco Domizi, funzionari del Simu. Entrambi erano stati condannati nei gradi precedenti per omicidio stradale.  A pesare sul verdetto era stata l’ipotesi di omessa manutenzione (leggi qui). “Rimproverabile negligenza” era stata la definizione dei giudici che li accusavano di non aver attivato la manutenzione dopo sette segnalazioni ai servizi tecnici del Comune di Roma e del Municipio giunte dalla Polizia locale per indicare la pericolosità di ben 57 buche.

In una delle segnalazioni, datata 29 novembre 2016, viene definita di grave degrado la condizione dell’asfalto in via Salaria. Meno di un mese dopo la morte di Francesco Caporale.

In appello la procura non solo aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado ma anche proposto l’imputazione per omicidio colposo. Le motivazioni della sentenza che arriveranno entro 60 giorni, spiega il legale di Domizi, Fabio Federico, spiegheranno nel dettaglio per quale motivo anche questa accusa è venuta meno.

«I nostri assistiti hanno fatto tutto il possibile per garantire con poche risorse a disposizione la manutenzione della grande viabilità consistente in 800 chilometri di strade», dicono i legali di Domizi.

Domizi, è stato rinviato a giudizio in un altro procedimento del tutto indipendente e che riguarda la morte di Elena Aubry nel maggio 2018 per un incidente su via Ostiense, a Ostia (leggi qui).

Una morte, quella di Francesco Caporale, che non ha responsabili, dunque. Se è vero che i magistrati riconoscono l’impegno dei funzionari nella manutenzione, allora qualcuno dovrà pagare tra quanti nell’ambito dell’amministrazione politica, non hanno messo a loro disposizione le risorse adeguate per mettere in sicurezza le strade.