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Caso Omerovic, arresti domiciliari per un poliziotto di Primavalle. L’accusa tortura

Il poliziotto è accusato di aver torturato Omerovic, ma anche di aver redatto una relazione falsa. Indagati per falso 4 colleghi

Per il caso di Hasib Omerovic, il 36enne rom sordomuto volato dalla finestra del suo appartamento a Primavalle durante un controllo non autorizzato, oggi, è finito in stato di arresto un poliziotto, Andrea P., in servizio nel locale distretto. Indagati quattro colleghi.

Il poliziotto è accusato di aver torturato Omerovic, ma anche di aver redatto una relazione falsa. Indagati per falso 4 colleghi

Per l’agente sono scattati gli arresti domiciliari con l’accusa di tortura. L’ordinanza di applicazione della misura cautelare, chiesta dalla procura e disposta dal gip, gli è stata notificata nel pomeriggio di oggi, 21 dicembre, dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Roma.

L’agente della polizia di Stato in servizio al Distretto di Primavalle è stato ritenuto gravemente indiziato di tortura ai danni del giovane di origini serbe Hasib Omerovic, precipitato lo scorso 25 luglio, durante un controllo di polizia, dalla finestra dell’appartamento in cui abitava con la famiglia (leggi qui). 

Il poliziotto è anche accusato di falso ideologico commesso da Pubblico Ufficiale in atti pubblici: avrebbe redatto un falso verbale di servizio dopo il volo dalla finestra di Omerovic per allontanare qualsiasi sospetto.

Le carte

Contestualmente alla misura cautelare sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti indagati, a vario titolo, di falso ideologico commesso da Pubblico Ufficiale in atti pubblici e depistaggio, e nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni domiciliari estese anche ai rispettivi uffici ed auto.

Il pm Stefano Luciani contesta agli agenti indagati di aver scrittonell’annotazione redatta in esito alle attività eseguite per giungere all’identificazione di Omerovic Hasib” di aver “attestato falsamente lo svolgimento delle operazioni compiute all’interno dell’appartamento sito al civico 24 di via Gerolamo Aleandro, in particolare omettendo di indicare tutte le condotte poste in essere dal collega“.

Nella relazione di servizio gli agenti avevano scritto che Hasib si era improvvisamente lanciato nel vuoto, omettendo una presunta colluttazione con l’uomo, indicata, invece, dalla sorella l’unica della famiglia presente a casa. Una trentenne con problemi di disabilità di cui la procura ha accertato capacità e attendibilità.

Il caso è emerso dopo le denunce della famiglia, rilanciate in conferenza stampa alla Camera dal parlamentare Riccardo Magi.

Secondo le voci di quartiere, i poliziotti, che non avevano un mandato, sarebbero intervenuti dopo le voci di possibili molestie ad alcune ragazze.

Il blitz non autorizzato

I poliziotti, invece, hanno sempre sostenuto di essere entrati in casa per procedere “all’identificazione”.
La sorella di Hasib ha raccontato di aver visto qualcuno picchiare il fratello con un manico di scopa, consegnato nei giorni successivi dalla famiglia agli investigatori (leggi qui). 

Gli indagati nella loro relazione non avrebbero fatto riferimento alla presenza del bastone, mentre hanno dichiarato di aver sfondato la porta con una spallata dopo aver chiesto di aprire ad Hasib, che invece si era barricato nella stanza.

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