La scoperta di due nuove epistole fa luce sull’Editto di Tolleranza di Massenzio (VIDEO)

Quattro ricercatori italiani per un'importante scoperta nella Biblioteca Marciana di Venezia. Due inediti testi a firma dell'imperatore romano Massenzio ribaltano il quadro dei rapporti tra Cristianesimo e Impero

Due inedite epistulae dell’imperatore romano Marco Aurelio Valerio Massenzio ribaltano il quadro dei rapporti tra Cristianesimo e Impero. Si tratta di un’importante scoperta maturata dall’intuizione del Dott. Diego Serra e conseguita in tutta la sua portata da un gruppo di ricercatori coordinati dal suddetto studioso.

Nel novembre del 2020, il Serra stava lavorando a un progetto di studio dedicato ai rapporti tra Stato romano e religione agli inizi del IV secolo d.C., in collaborazione con il Dott. Marco Cecini. Portando avanti una capillare ricerca presso gli archivi digitalizzati delle principali biblioteche del nostro paese, si è imbattuto in due epistulae all’interno della collezione di codici e manoscritti antichi donati dalla famiglia Nani alla Biblioteca Marciana di Venezia verso la fine del ‘700.

I due ricercatori hanno constatato l’assenza a oggi di qualunque studio critico sui manoscritti in questione a eccezione di una parziale trascrizione paleografica

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Ma l’aspetto che più ha sorpreso è che il catalogo, riguardo queste epistulae, riportava le sole prime due parole in greco: “Basileus Maxentios“. Considerando che Massenzio fu investito dalla damnatio memoriae dopo la sua morte in seguito alla battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312), per mano di Costantino, si è sempre ritenuto che non esistessero documenti ufficiali a sua firma.

Da questa scoperta ne è scaturita una monografia che si è avvalsa dell’operato di ulteriori due studiosi; il Dott. Fabio Manuel Serra e il Dott. Alessandro Podda si sono infatti aggiunti al team di ricerca, risultando determinanti nella complessità dello studio. Il titolo dell’opera è «Marcianus Gr. II, 145 (1238 F. 1R). Nota preliminare a due inedite epistulae dell’imperatore Massenzio nel quadro dei rapporti tra Cristianesimo e Impero. Riflessioni sulla cronologia del primo editto di tolleranza».

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Si tratta essenzialmente della trascrizione paleografica, dell’analisi critica storico-istituzionale, diplomatistica, giuridica e linguistica delle due epistole, perdute da oltre 1600 anni, attribuibili appunto all’imperatore romano Massenzio. Lo studio capillare dei documenti ha permesso agli autori di individuare la tradizione testuale delle epistole in alcune Passiones di epoca tardo antica e alto medievale, e il tentativo di manipolazione maldestro di alcuni agiografi, riscontrabile attraverso il confronto con la documentazione papiracea e gli altri editti imperiali coevi a noi pervenuti, il che ha consentito di confermare quanto ipotizzato con l’analisi filologica, storica e giuridica.

La monografia è stata pubblicata il 29 luglio del 2020 dalla Universidad de Murcia attraverso la rivista storico-scientifica “Antigüedad y Cristianismo” in Anejos VIII-2021. La ricerca è fruibile in libero accesso in questo sito.

L’importanza di questo lavoro sta nel fatto che una delle due epistole in questione (Epistula 1) potrebbe essere proprio quel provvedimento attraverso il quale l’imperatore Massenzio concesse sin dall’inizio del proprio regno (secondo le parole di Eusebio di Cesarea) la libertà di culto ai Cristiani mediante un atto generale (edictum), abrogando formalmente la legislazione repressiva di Docleziano e del feroce padre Massimiano nei territori sottoposti a suo controllo, e questo ben prima del c.d. “Editto di Milano” voluto dall’Imperatore Costantino.

Tale edictum potrebbe delinearsi come il primo Editto di Tolleranza della storia romana

Esso anticiperebbe di diversi anni il già citato “Editto di Milano” del 313. Tale atto fu emanato da Massenzio, secondo le ipotesi già formulate da Lenski, Corcoran, Barnes et alii, fra il 306 e il 308 e confermato da fonti primarie come Eusebio di Cesarea e Ottato di Milevi. L’editto potrebbe esserci oggi stato restituito in una forma epitomata, semplificata, alterata a volte nella forma fonetica e nei costrutti dalle numerose trascrizioni di manoscritto in manoscritto nel corso dei secoli, risentendo delle modificazioni del linguaggio dei suoi copisti, grazie al manoscritto rinvenuto nella biblioteca Marciana di Venezia e, per la prima volta, analizzato e tradotto nel lavoro degli studiosi in questione, coordinato dal Dott. Diego Serra.

A completamento della monografia pubblicata nel luglio del 2020, è stata redatta una fondamentale Nota di aggiornamento al precedente lavoro, frutto di una ricerca che nell’ultimo anno non si è mai fermata. Essa va a implementare, correggere e integrare le prime ipotesi preliminari pubblicate in precedenza. Disponile nel Vol. 38-2021 della Rivista Antigüedad y Cristianismo (qui in open access in lingua spagnola), rappresenta per ora il punto finale di una ricerca che ha condotto i quattro studiosi alle origini del Cristianesimo e dei primitivi rapporti di collaborazione e integrazione fra quest’ultimo e lo Stato Romano. Grazie allo studio delle due epistulae, scaturisce una verità più oggettiva riguardo il ruolo dell’imperatore Massenzio nella questione religiosa.

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La Nota inoltre indaga in maniera approfondita il contenuto della seconda epistola (Epistula 2) che tratta dei rapporti tra Massenzio e il movimento religioso cristiano donatista, sorto in Africa nel 311 dalle idee del vescovo di Numidia, Donato di Case Nere. In Epistula 2, probabilmente un Rescriptum con il quale Massenzio risponde a una qualche sollecitazione presentatagli, l’Imperatore si scaglia con toni perentori e recriminatori contro una comunità di sedicenti sapienti che risponderebbe al nome di “Puri” (letterale dal greco nell’epistola).

Questa comunità si sarebbe allontanata dalla vera saggezza per abbracciare una sua distorsione, fatta di inganni, raggiri, e avrebbe trovato in una “donnetta” (anche questo letterale nel testo, come da geniale intuizione del collega Fabio Manuel Serra), la più consumata nell’arte della mistificazione e del sotterfugio, il suo leader carismatico. Massenzio invita questa fronda a tornare sui suoi passi e a riabbracciare la vera Sapienza, al contempo blandendoli con l’eventualità di ricompense e minacciandoli di intervenire con leggi punitive.

I ricercatori hanno ricondotto il contesto di questa Epistola allo scisma donatista che si consumò in Africa proprio negli anni immediatamente precedenti alla caduta di Massenzio. Nel testo si ipotizza che la “donnetta” contro cui si scaglia il Rescriptum dell’Imperatore possa essere quella stessa “potens et factiosa femina”, “clarissima” di rango senatoriale, che Ottato di Milevi sottolinea essere il vero leader-ombra della setta donatista e il motivo principale dello scisma, ovvero Lucilla di Cartagine. Proprio a casa di Lucilla si celebrò il primo Concilio donatista, che portò alla sconfessione del vescovo cattolico Ceciliano e all’elezione di Maggiorino, un donatista che Ottato definisce con disprezzo “domesticus”, uno dei famigli di questa ricchissima domina.

Nel video allegato all’articolo, il Dott. Marco Cecini illustra i risultati della ricerca di cui ho appena accennato in questo articolo. Si tratta di una scoperta di grande importanza per la cronologia del primo editto di tolleranza e dei rapporti tra Cristianesimo e Stato Romano. Questo studio, portato avanti con impegno e dedizione da quattro ricercatori italiani, potrebbe riscrivere la Storia, aprendo un’ulteriore finestra di valutazione sull’operato dell’imperatore Massenzio in una delle fasi più complesse della millenaria epopea imperiale romana.

  • Si ringrazia il Dott. Marco Cecini per la collaborazione alla redazione di questo articolo.
  • La ricerca in questione è disponibile in forma integrale e in libero accesso ai sopra indicati.

Nel video il servizio di Andrea Contorni.

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