(Adnkronos) – Parlamento, autorità, magistratura, forze dell’ordine, sport e Terzo settore si sono ritrovati ieri alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina, per gli Stati generali dell’educazione e della prevenzione. L’iniziativa, promossa da Enzo Amich, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica, insieme all’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile e con il supporto organizzativo di Bistoncini Partners, ha la finalità di superare la frammentazione degli interventi e costruire una risposta comune e tempestiva al disagio dei più giovani. I lavori si sono articolati in due panel: il primo dedicato a cyberbullismo, sicurezza digitale e disagio giovanile, il secondo al ruolo educativo dello sport come presidio di rispetto e inclusione. In apertura, Enzo Amich, promotore dell’iniziativa, ha legato il tema del bullismo al cambiamento del mondo in cui i ragazzi crescono: “Oggi bullismo, isolamento e fragilità passano soprattutto dagli spazi digitali, dove nessuno da solo può arrivare. Per questo abbiamo voluto riunire in questa sala tutti i livelli di responsabilità, dalla scuola allo sport, dalle forze dell’ordine alla magistratura. Non basta più intervenire quando il danno è fatto: dobbiamo arrivare prima”. Un lavoro di rete che, ha proseguito Amich, trova nell’Osservatorio un punto di riferimento: “L’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile è impegnato ogni giorno nel creare occasioni di confronto e nel costruire una rete tra tutti gli attori che contribuiscono alla prevenzione del bullismo e del disagio giovanile. Sono lieto di sostenere questa realtà e mi auguro che la politica sappia fare altrettanto nei prossimi anni, perché il contrasto al bullismo e al disagio giovanile non ha colori politici”.
Un’esigenza, quella di costruire una risposta comune e tempestiva, che Simonetta Matone, componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, ha ripercorso con la propria esperienza nella magistratura minorile: “Quando mi occupavo dei procedimenti minorili, i casi di bullismo che arrivavano all’attenzione del pubblico ministero erano estremamente isolati. Oggi, con i social, è diventata una vera e propria emergenza nazionale: episodi di pestaggi vengono filmati e pubblicati online. Gli strumenti per intervenire esistono: i provvedimenti a partire dal decreto Caivano hanno ampliato il ruolo della Procura minorile, anche nei confronti dei minori non imputabili, coinvolgendo genitori e servizi sociali in percorsi progressivi di recupero. Ma la risposta deve essere immediata, anche sanzionatoria, perché la punizione ha una valenza rieducativa. La consapevolezza dell’impunità costituisce il magma su cui il bullo prospera. Il bullo è convinto che non gli accadrà nulla”. Il punto di partenza del confronto è stato il Rapporto 2026 dell’Osservatorio, ‘Connessi a tutto. Soli dentro.’, che racconta una generazione in cui il disagio si fa sempre meno visibile e sempre più profondo. Il 37,79% degli adolescenti è stato vittima diretta di prevaricazioni nell’ultimo anno, ma il bullismo colpisce sempre meno con la violenza fisica e sempre più con l’esclusione. Il 41,27% vive l’ansia di ‘non essere abbastanza’ e il 30,21% prova spesso vergogna per il proprio corpo. Il 40,90% si sente ‘spento’ come condizione quotidiana, il 24,30% pensa regolarmente che gli altri starebbero meglio senza di lui e il 19% ha avuto pensieri autolesivi o di rinuncia alla vita. A questo si aggiunge la fatica di trovare ascolto: il 47,47% trova difficile chiedere aiuto e il 42,96% sente genitori, docenti e allenatori lontani dal proprio mondo.
“Il problema non è solo il disagio giovanile, ma il disagio non raccontato -, ha spiegato Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile – Rispetto allo scorso anno il malessere nasce meno dal bullismo esplicito e più da una fragilità emotiva che i ragazzi vivono in silenzio. Il gruppo che più ci preoccupa è quello degli ‘affaticati silenziosi’: circa quattro su dieci, studiano, sorridono, rispondono, ma dentro nascondono ansia e vuoto. Ciò che oggi non si vede rischia di diventare l’emergenza clinica di domani. Per raggiungerli dobbiamo partire dai luoghi in cui i ragazzi stanno bene, e lo sport è uno di questi: non è un’attività accessoria, è un presidio di salute psicologica e va riconosciuto come tale. Con la Maratona del Rispetto abbiamo attraversato l’Italia per ascoltarli, e oggi portiamo la loro voce in Parlamento, perché il silenzio non diventi un sintomo”. Gran parte di quel silenzio si consuma online. Il 52,35% dei ragazzi ammette che i social condizionano direttamente i propri pensieri e comportamenti, il 43,90% controlla lo smartphone in modo compulsivo, il 35,64% incontra spesso contenuti violenti o traumatici e il 30,96% sente che l’intelligenza artificiale lo capisce meglio delle persone reali. È il tema su cui si è soffermato Marco Ludovico, direttore della Comunicazione e Rapporti Istituzionali dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: “La sicurezza digitale è prima di tutto una questione culturale. Non si tratta di vietare il digitale ai ragazzi, ma di insegnare loro a usarlo e a riconoscerne i rischi, insieme alle famiglie e alla scuola. La consapevolezza è la prima forma di protezione”. Il rapporto indica però anche dove si trovano le risorse su cui costruire. Il 71,48% dei ragazzi riconosce almeno una figura guida positiva nella propria vita, il 68,67% aiuta attivamente un amico in difficoltà e il 63,97% trova nello sport e nelle attività artistiche fiducia, equilibrio e senso di appartenenza.
Sulla responsabilità delle piattaforme si è concentrato il Stefano Epifani, direttore del Comitato scientifico dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica: “Le piattaforme non si limitano a ospitare contenuti: attraverso i loro algoritmi decidono quali comportamenti premiare. E quando il criterio è massimizzare le interazioni, a essere premiati sono spesso indignazione, ostilità e conflitto. Non basta contrastare l’odio online se poi i sistemi di raccomandazione continuano ad amplificare i contenuti divisivi: l’attenzione degli utenti è una risorsa economica e l’engagement alimenta il modello di business di molte piattaforme. Il Parlamento europeo, con la risoluzione del 26 novembre 2025, ha chiesto di vietare per i minori i sistemi di raccomandazione basati sull’engagement e le pratiche più dannose che creano dipendenza. Nel settembre 2026 la Commissione ha presentato l’Eu Kids Act, che interviene proprio su questi meccanismi. Ora la questione è trasformare quelle proposte in obblighi concreti e garantirne l’effettiva applicazione”.
Sul versante della prevenzione, Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha richiamato le attività di sensibilizzazione rivolte ai giovani e la necessità di sostenere le famiglie nell’accompagnamento digitale: “Da tempo abbiamo deciso che la prevenzione non passa soltanto attraverso il monitoraggio di ciò che avviene in rete, ma anche attraverso l’informazione. Ogni anno incontriamo quasi mezzo milione di studenti e, a fronte dei recenti episodi di violenza nelle scuole, in appena due settimane ne abbiamo incontrati quasi 100.000. Parlare ai ragazzi, sensibilizzarli e costruire con loro un modo corretto di approcciare le nuove tecnologie è essenziale. Ma c’è bisogno anche di regole più chiare e semplici, che aiutino i genitori a esercitare un ruolo di controllo e accompagnamento. Le famiglie spesso non hanno le competenze per comprendere quanto la dimensione virtuale sia diventata importante nella vita dei figli. Su questo bisogna lavorare, attraverso un patto che coinvolga l’intera società”.
Infine, allo sport è dedicato anche ‘Oltre la medaglia’, il documentario realizzato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile in collaborazione con Unicef Italia e presentato durante l’evento. Il film dà voce ai campioni olimpici per parlare ai giovani: racconta il rispetto attraverso le storie di grandi sportivi italiani, fatte di cadute, fragilità e ripartenze, e mostra come dietro ogni medaglia ci siano la fatica, la paura di sbagliare e il bisogno di qualcuno che sappia ascoltare. Con testimonianze autentiche e riflessioni condivise, il documentario si rivolge a ragazzi, famiglie e scuole, e ricorda l’importanza dell’ascolto, dell’inclusione e della responsabilità educativa.
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