Omicidio Pasolini, la Procura di Roma riapre il caso: decisivi tre DNA svelati sui reperti

La Procura di Roma riapre il caso dell’omicidio Pasolini, nuovi esami genetici ampliano il raggio dei potenziali complici di Pino Pelosi rimasto l'unico responsabile del delitto

Immagine di repertorio di Pier Paolo Pasolini. Canaledieci.it.

Cinquant’anni dopo una delle notti più buie e controverse della storia d’Italia la Procura di Roma ha deciso di riaprire le indagini sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini.

La Procura di Roma riapre il caso dell’omicidio Pasolini, nuovi esami genetici ampliano il raggio dei potenziali complici di Pino Pelosi rimasto l’unico responsabile del delitto

L’intellettuale fu brutalmente assassinato all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 di quel delitto si auto accusò dopo alcune resistenze inziali Pino Pelosi che per la giustizia agì in piena autonomia durante una colluttazione scaturita da insistenze sessuali da parte dello scrittore.

Il nuovo fascicolo, affidato al pubblico ministero Silvia Santucci, segna un punto di svolta fondamentale nella ricerca di una verità storica e giudiziaria che appare ancora frammentaria e priva dei suoi reali esecutori e mandanti.

L’istanza di riapertura

La svolta arriva in seguito a una corposa ed articolata istanza di riapertura presentata dall’avvocato Stefano Maccioni, legale che in passato ha assistito il cugino della vittima Guido Mazzon.

Il documento ha raccolto ed elaborato nuovi elementi investigativi emersi tra il novembre del 2025 e il maggio scorso, spingendo la magistratura romana a riconsiderare l’intera vicenda e superando definitivamente la tesi dell’aggressione isolata.

I nuovi elementi d’indagine

Al centro del nuovo impianto scientifico e probatorio c’è l’analisi genetica. I riflettori degli inquirenti sono ora puntati su tre tracciati di DNA rimasti senza nome, estratti dai reperti dell’epoca conservati presso il Museo Criminologico, tra cui campioni biologici e un plantare associato agli aggressori.

Si tratta di elementi individuati grazie a precedenti accertamenti promossi dallo stesso Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini. “Dai tre DNA si parte“, sottolinea la difesa, richiedendo a gran voce che la Procura disponga un esame comparativo diffuso e non più limitato ai soli trenta profili genetici vagliati nelle prime fasi d’indagine.

Non fu un incontro occasionale

Le novità scientifiche si intrecciano inesorabilmente con il contesto criminale del periodo. La riapertura del caso mira infatti a chiarire dinamiche che vanno ben oltre l’incontro occasionale tra Pasolini e il giovane Pino “Pino il rana” Pelosi, l’unico a essere condannato per il delitto.

Tra i punti chiave integrati nell’istanza figurano le rivelazioni rese alla Commissione Antimafia da Maurizio Abbatino, storico esponente della Banda della Magliana.

Secondo questa ricostruzione, quella notte Pasolini si sarebbe diretto verso la sponda romana del litorale non per un semplice appuntamento con Pelosi, ma per un rischioso tentativo di riscatto: recuperare le pizze del film Salò o le 120 giornate di Sodoma, misteriosamente sottrattegli poco tempo prima.

Una trappola in piena regola organizzata ai danni dello scrittore sulla base delle dichiarazioni di Abbatino che non furono, tuttavia, ritenute rilevanti ai fini della richiesta di nuove indagini che fu cassata nel 2023.

L’avvocato Maccioni ha espresso profonda soddisfazione per la decisione del magistrato inquirente, definendo la riapertura del fascicolo un passaggio fondamentale per rompere il muro di omertà che per mezzo secolo ha avvolto la tragedia di Ostia.

“Confidiamo che la Procura di Roma riesca finalmente a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando“, ha dichiarato il legale, rivolgendo un accorato appello pubblico: “Invitiamo tutte quelle persone che fino a oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare“. La giustizia prova così, ancora una volta, a fare luce su uno dei misteri più profondi della Repubblica.