Un matrimonio durato quarant’anni, segnato da vessazioni continue, da minacce di morte e da un controllo ossessivo che non si era fermato neppure dopo la separazione. Per il femminicidio di Annarita Morelli, uccisa a 72 anni il 6 agosto 2024 a Fonte Nuova (Roma), il pubblico ministero ha chiesto la condanna all’ergastolo — il «fine pena mai» — per il marito,Domenico Ossoli, 76 anni. L’uomo è imputato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Il femminicidio fuori dallo studio veterinario. Un colpo a sangue freddo. Ora la procura chiede l’ergastolo
Quel tragico giorno di agosto, l’esecuzione si è consumata in pochi secondi. Annarita Morelli si era recata in un centro veterinario di Fonte Nuova per una visita ai gatti e per ritirare un certificato. Il marito, che da almeno due giorni ne monitorava i movimenti tramite un dispositivo Gps piazzato clandestinamente sulla sua vecchia Fiat Panda, l’ha attesa all’esterno.
Appena la donna è risalita a bordo della sua automobile, Ossoli l’ha affiancata e le ha esploso contro un colpo di pistola a bruciapelo al fianco sinistro, uccidendola in pochi istanti.
Bloccato quasi subito dai carabinieri, l’uomo aveva con sé una Beretta calibro 7,65 con otto colpi nel caricatore e il bossolo del proiettile appena esploso.
Il controllo ossessivo e le minacce

La requisitoria del pm ha delineato il quadro di un legame tossico e violento, vissuto dalla donna nella paura costante.
Già separati da qualche tempo, Ossoli continuava a tormentarla: le negava i soldi stabiliti dal giudice, la controllava e, come emesso dalle testimonianze dei tre figli, in più occasioni l’aveva minacciata con frasi agghiaccianti come «t’ammazzo, ti accoltello», arrivando persino ad accusarla infondatamente di furto.
La miccia che ha fatto scattare la furia omicida, tuttavia, sarebbe stata la ferma volontà della vittima di voltare pagina. Pochi giorni prima di essere assassinata, Annarita Morelli aveva infatti comunicato all’uomo di essere pronta a chiudere definitivamente con il passato per iniziare una nuova vita. Una prospettiva che l’imputato, roso dalla gelosia, non ha accettato.
Le registrazioni audio e le prove
Nelle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla procura, un tassello inquietante è emerso dalla perquisizione effettuata nell’abitazione di Norcia dell’imputato. Gli investigatori hanno rinvenuto una decina di supporti con registrazioni audio — tra cui conversazioni intercorse proprio con la vittima — che confermano la maniacale ossessione di controllo dell’uomo.
I familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Felicia D’Amico, si sono costituiti parte civile. Ora la parola passa alla giustizia, con la richiesta della massima pena per un femminicidio che ha spezzato la vita di una donna che chiedeva solo di essere libera dopo un lungo matrimonio-calvario.


















