Maxi traffico di cocaina tra Fondi e Roma: scattano nuovi arresti nell’ambito dell’indagine sui poliziotti infedeli

Maxi traffico di cocaina tra Fondi e Roma, altri arresti nell’ambito dell’inchiesta sul coinvolgimento di cinque poliziotti nell’affare

L’inchiesta sul maxi traffico di cocaina tra Fondi e Roma relativa a un carico di oltre venti chili di cocaina partito lo scorso sette ottobre e diretto alla periferia est di Roma registra una nuova, pesante svolta giudiziaria.

Maxi traffico di cocaina tra Fondi e Roma, altri arresti nell’ambito dell’inchiesta sul coinvolgimento di cinque poliziotti nell’affare

La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Roma ha eseguito ieri mattina, giovedì 29 ottobre, sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, notificate a soggetti già detenuti per altre vicende, a conclusione di un’indagine che punta dritta sugli approvvigionamenti gestiti dal clan Primavera e che vede coinvolti persino cinque agenti di polizia.

Il fulcro del traffico ruoterebbe attorno alla figura di Massimiliano Del Vecchio, identificato dagli investigatori come colui che avrebbe organizzato e spedito la fornitura di stupefacenti dalla cittadina pontina, la seconda in pochi mesi.

I complici

Il provvedimento restrittivo ha raggiunto Christian Primavera, Fabio Guida, Giuliano Cappoli, Manuel Grillà e il cittadino albanese Palumb Maci. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, Del Vecchio e Maci avrebbero materialmente procurato più di venti chili di polvere bianca destinati a essere consegnati a Guerino Primavera, Francesco Barravecchia, Simone Febbi e Lorenzo Giulio Bertinazzi.

La svolta investigativa

La svolta investigativa è scaturita dagli sviluppi di una finta operazione di polizia che aveva permesso di sottrarre e decurtare il carico originario di quattro chili e mezzo. Un furto con divisa che ha fatto scattare l’apertura di un fascicolo parallelo sul presunto coinvolgimento dei cinque poliziotti infedeli che avrebbero agito in stretto rapporto con i trafficanti romani.

Il colpo, oltre a scatenare tensioni e pretese economiche per il pagamento della merce nonostante il sequestro, ha svelato una fitta rete di complicità criminali e istituzionali albanesi e locali, confermando come gli interessi illeciti tra la provincia di Latina e la Capitale continuino a muovere dinamiche di alto livello.

I prodromi dell’indagine

Il fascicolo dell’inchiesta riguarda agenti del commissariato Anzio Nettuno che secondo gli inquirenti, avrebbero concordato con esponenti del gruppo criminale una “consegna controllata” e un “ritardato sequestro” relativi a più di 20 chili di cocaina. Allo stesso modo sarebbe stata lasciata sfuggire un’intera partita da 50 chili, mai sequestrata.

Quell’operazione aveva avuto un epilogo drammatico. Un inseguimento nelle campagne tra Anzio e Nettuno conclusosi con un incidente stradale in cui ha perso la vita un cittadino albanese, il corriere incaricato di trasportare il carico.

Soldi spariti e verbali sotto accusa

L’inchiesta non si ferma alla droga. Gli investigatori avrebbero raccolto riscontri anche su presunte condotte di peculato: denaro sottratto a persone fermate per spaccio, che secondo l’accusa non sarebbe mai stato sottoposto a sequestro nonostante costituisse provento di reato. Si aggiungono diverse ipotesi di falso, legate a verbali che, nella ricostruzione degli inquirenti, non avrebbero rispecchiato fedelmente le prove raccolte sul campo.

Gli agenti coinvolti nell’indagine, sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, concorso esterno nel traffico di stupefacenti, peculato, falso, concorso in cessione di droga e accesso abusivo a sistemi informatici delle Forze di Polizia.

Il rigore della Questura

Un episodio che ribadisce ancora una volta il rigore della Questura. L’intercettazione di fenomeni di infedeltà istituzionale resta prioritaria, anche quando a esserne protagonisti sono appartenenti alle stesse forze dell’ordine, accusati di condotte in contrasto con i doveri di servizio. Non è la prima volta. La stessa strategia, in passato, ha già portato a individuare e allontanare agenti ritenuti responsabili di reati.

La Questura capitolina rivendica così la tenuta di un sistema che continua a tutelare l’operato di migliaia di agenti, sottufficiali e dirigenti per cui disciplina e onore restano, quotidianamente, la base del servizio alla sicurezza collettiva.

E’ opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, fermata, arrestata, indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.

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