La Kore di Vulci incoronata scoperta archeologica dell’anno: il volto greco che ridisegna la storia etrusca

La Kore di Vulci conquista la giuria del prestigioso premio internazionale sul più importante rinvenimento archeologico del 2025

Un successo straordinario che unisce il rigore e il verdetto della scienza all’entusiasmo del grande pubblico. La Kore di Vulci, la splendida testa di fanciulla scolpita nel marmo e riemersa nel cuore della Tuscia lo scorso anni, si è aggiudicata il prestigioso International Archaeological Discovery Award “Palmyra” 2026.

La Kore di Vulci conquista la giuria del prestigioso premio internazionale sul più importante rinvenimento archeologico del 2025

Il riconoscimento, giunto alla sua dodicesima edizione e promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico insieme alla rivista Archeo, incorona ufficialmente il reperto ateniese ritrovato in terra etrusca come la migliore scoperta archeologica su scala globale del 2025.

Sbaragliate scoperte in siti di altissimo profilo

Per conquistare il gradino più alto del podio, la scultura ha sbaragliato una concorrenza internazionale di altissimo profilo. Tra i finalisti in gara figuravano infatti scoperte di primo piano: dal primo ipogeo-mausoleo romano nella Valle di Bulqizë in Albania al porto sommerso di Taposiris Magna in Egitto, passando per i raffinati mosaici di Eraclea al Latmo in Turchia e la sontuosa sala da banchetto affrescata con le storie di Dioniso riaffiorata a Pompei.

Il reperto e le sue caratteristiche

Emersa alla luce nell’ambito del progetto internazionale di ricerca “Vulci Cityscape”, la testa femminile rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama scientifico. Realizzata con un’acconciatura estremamente mossa e ricercata, la scultura è attribuibile a un celebre atelier attico degli inizi del V secolo a.C.

La sua eccezionalità risiede nel fatto che si tratta di un rarissimo esempio di statuaria greca in marmo rinvenuto in un contesto etrusco: un dettaglio cruciale che costringe oggi gli storici a rivedere e ridisegnare la profondità dei legami commerciali, artistici e religiosi tra la Grecia antica e l’Italia preromana.

Rappresentante ideale del tipo scultoreo arcaico noto come Kore (fanciulla), l’opera si distingue per lo sguardo solenne e sacro, legato a funzioni votive o funerarie. Attualmente, il reperto è sottoposto a un meticoloso intervento presso l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) di Roma. Grazie all’impiego delle più avanzate tecnologie diagnostiche, gli esperti stanno analizzando la superficie marmorea per individuare tracce di pigmenti, con l’obiettivo di ricostruire la vivace policromia originale dell’opera e comprenderne le raffinate tecniche esecutive.

L’eccezionale ritrovamento ha premiato l’eccellenza e la lungimiranza del progetto “Vulci Cityscape“, avviato nel 2020 per delineare la pianta urbana della metropoli etrusca grazie alla sinergia tra la Soprintendenza per l’Etruria meridionale, la Fondazione Vulci e gli atenei tedeschi di Friburgo e Magonza. Un approccio multidisciplinare che continua a regalarci straordinarie finestre sul passato.

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