Minicar nera, nuovo agguato a un 14enne a Monteverde. Il sospettato: «I miei figli non c’entrano»

Nuovo attacco in minicar a Roma: un 14enne inseguito e minacciato. Il proprietario di un'auto sospettata scagiona i figli, mentre i carabinieri cercano di ricostruire la targa

Minicar, foto da adnkronos

La scia di terrore seminata dalla «banda della minicar nera» a Roma s’arricchisce di un nuovo capitolo. A pochi giorni dal violento agguato che ha ridotto in fin di vita l’attore Davide Iacopini — travolto mentre viaggiava in monopattino e tuttora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale San Camillo —, un’altra denuncia riapre l’incubo nelle strade della capitale.

Nuovo attacco in minicar a Roma: un 14enne inseguito e minacciato. Il proprietario di un’auto sospettata scagiona i figli, mentre i carabinieri cercano di ricostruire la targa

Gli investigatori si trovano ora di fronte a un interrogativo decisivo: gli aggressori sono tornati a colpire o si tratta di un inquietante caso di emulazione?

La difesa dell’avvocato: «Le chiavi le avevo io, macchina ferma per un guasto»

Mentre i carabinieri tentano di chiudere il cerchio attorno ai responsabili, rompe il silenzio l’avvocato di Monteverde finito al centro dell’attenzione mediatica dopo aver denunciato il furto della sua microcar nera, del tutto identica a quella utilizzata per travolgere Iacopini e aggredire altri passanti nel quartiere.

Minicar nera, nuovo agguato a un 14enne a Monteverde. Il sospettato: «I miei figli non c’entrano» 1
Davide Iacopini. Foto da una suo profilo social

Raggiunto dalla trasmissione Le Verità Nascoste di Milo Infante su Rete4, il professionista — padre di due ragazzi, uno maggiorenne e l’altro minorenne — ha voluto chiarire la propria estraneità e quella dei familiari, precisando che nessuno di loro risulta indagato.

«I miei figli non c’entrano. Le chiavi della microcar ce l’avevo io», ha dichiarato il legale. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, la vettura era stata parcheggiata in zona Monteverde intorno alle 18 del 5 ottobre scorso — poche ore prima del ferimento dell’attore e dell’aggressione ad altri due passanti — e da allora non è stata più ritrovata.

Il professionista ha inoltre sottolineato che l’auto veniva usata di rado e che, a causa di un guasto meccanico, custodiva lui stesso le chiavi, rendendole inaccessibili ai figli. Sulla denuncia formalizzata solo due giorni più tardi, il legale ha precisato che proprio la scarsa frequenza d’uso del veicolo ha impedito alla famiglia di accorgersi tempestivamente della sua scomparsa.

L’ottava vittima in 13 giorni: «Mi sentivo pedinato»

Mentre si lavora sulle prime sette aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre, un nuovo episodio rischia di segnare una svolta nelle indagini. La sera di domenica 11 ottobre, intorno alle 19.30, la minicar nera sarebbe tornata in azione in viale Marconi.

La nuova vittima è uno studente di 14 anni appena uscito dalla fermata della metropolitana. «Un ragazzo ha aperto lo sportello e mi ha urlato in faccia, in dialetto romano: “Aooo”», ha raccontato il giovane. Terrorizzato, il quattordicenne ha chiamato il padre e si è dato alla fuga verso il parco Marconi in cerca di riparo: «È stato terribile, mi sentivo pedinato».

La testimonianza del ragazzo ha fornito agli investigatori dettagli dettagliati sul veicolo e sulla coppia a bordo: «La minicar aveva delle strisce adesive nere sul finestrino posteriore destro, forse era rotto o danneggiato.

A bordo c’erano due ragazzi tra i 16 e i 18 anni, vestiti di nero, alti, con il cappuccio della felpa sulla testa. Uno era più robusto dell’altro». Giunto sul posto, il padre ha subito allertato i carabinieri, che hanno prestato soccorso al 14enne e raccolto la denuncia.

Le indagini del Ris: caccia alla targa tra le telecamere

I verbali del nuovo agguato sono ora al vaglio dei carabinieri della compagnia San Pietro che, coordinati dal pm Ambrogio Cassiani, lavorano in sinergia con la polizia locale di Monteverde.

I militari stanno comparando la testimonianza con i dati e i filmati già acquisiti per verificare se si tratti dello stesso veicolo della banda o di un emulatore entrato in azione dopo l’ampia risonanza mediatica della vicenda.

Nel frattempo, gli investigatori del Ris lavorano senza sosta sulle immagini registrate da oltre dieci telecamere di videosorveglianza lungo la circonvallazione Gianicolense.

Utilizzando speciali filtri digitali per la nitidezza del segnale video, i tecnici cercano di isolare ed estrapolare i numeri di targa frame dopo frame, nel tentativo di identificare i due adolescenti che, per noia o per una lucida follia, hanno sfiorato l’omicidio.