Nuove scoperte nell’antico porto di Tarquinia e un’occasione speciale per entrare nell’area archeologica di Gravisca. Domenica 11 ottobre sarà possibile visitare eccezionalmente l’area della colonia romana e dell’emporion etrusco, accompagnati dagli esperti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Etruria Meridionale e dall’équipe impegnata nelle campagne di scavo.
Domenica 11 ottobre tre turni di visita guidata alla colonia romana e all’emporion etrusco. Come prenotare le visite gratuite nell’area archeologica di Gravisca
Le visite guidate, gratuite, sono in programma alle 10, alle 11 e alle 12, con un massimo di 40 partecipanti per ciascun turno. La prenotazione è obbligatoria scrivendo a sabap-vt-em.tarquinia@cultura.gov.it. Al momento della prenotazione saranno comunicate le indicazioni sul luogo di incontro. Per partecipare sono consigliati abbigliamento comodo e scarpe chiuse.
L’apertura arriva in una fase particolarmente interessante per le ricerche nell’antico porto di Tarquinia. Nell’area direttamente indagata dalla Soprintendenza, le campagne di scavo hanno infatti raggiunto i livelli di età etrusca, riportando alla luce murature in ciottoli, ambienti con alzati realizzati in materiali deperibili, grandi strutture destinate alla raccolta e alla conservazione dell’acqua e impianti produttivi.

Tra le evidenze più significative emerse nelle ultime indagini ci sono inoltre strutture costruite con grandi blocchi di macco.
Gli archeologi invitano alla prudenza sull’interpretazione: potrebbe trattarsi di strutture di fondazione o del basamento di un edificio di notevoli dimensioni. Saranno gli scavi successivi a chiarirne funzione e caratteristiche.
Le nuove indagini si inseriscono in una storia di ricerca che a Gravisca affonda le proprie radici nel 1969, quando l’archeologo Mario Torelli avviò le prime campagne di scavo nell’area.
Oggi le ricerche proseguono sotto la direzione di Lucio Fiorini, uno degli allievi di Torelli, mentre il settore indagato direttamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale è seguito con la direzione scientifica di Rossella Zaccagnini e il supporto operativo dell’archeologo Emanuele Giannini.
Gravisca rappresenta un sito di particolare complessità. Fu il porto di Tarquinia, ma anche un importante santuario frequentato da Etruschi e mercanti provenienti dal Mediterraneo. L’emporion, sviluppatosi a partire dalla fine del VII secolo e nel corso del VI secolo avanti Cristo, testimonia la presenza di comunità e mercanti stranieri e la circolazione di culti, merci e tradizioni.
I culti venerati
Nel santuario furono infatti venerati divinità legate alle diverse comunità presenti nell’area: dai Focesi, che introdussero il culto di Afrodite, ai Samii, associati alla venerazione di Hera, fino ai mercanti provenienti da Egina e dalla Sicilia. Sul versante etrusco si svilupparono invece i culti di Śuri/Apollo e Cavatha/Persefone, mentre è attestato anche il culto di Adone.
La storia del sito prosegue poi in epoca romana. Nel 181 avanti Cristo i Romani fondarono a Gravisca una colonia, trasformando progressivamente il volto dell’area. Anche per questa fase gli scavi stanno restituendo elementi importanti: sono stati individuati settori di un quartiere con abitazioni e impianti produttivi, una strada realizzata in occasione della deduzione della colonia e una necropoli.
Un patrimonio archeologico che domenica 11 ottobre potrà essere osservato da vicino, accompagnati proprio da chi ogni giorno lavora per riportarlo alla luce.
Le visite sono gratuite, ma la prenotazione è obbligatoria. Tre i turni disponibili, alle 10, 11 e 12, con un massimo di 40 partecipanti per ciascuno.





















