Un’articolata truffa telematica ai danni di un pensionato romano di 86 anni è stata smantellata dai Carabinieri della Stazione di Roma San Paolo. Attraverso un sofisticato raggiro telefonico e la creazione di una società fittizia, i malviventi si sono fatti inviare 20mila euro dalla vittima, ma le indagini hanno stretto il cerchio su sette pregiudicati del napoletano.
Dalla chiamata ingannevole sul cellulare alla creazione di un’azienda civetta, ecco come funziona la trappola dello “spoofing” e il prosciugamento dei risparmi delle vittime
Per strappare i risparmi all’anziano di 86 anni, la banda di truffatori aveva messo in atto una precisa tecnica basata sulla manipolazione psicologica e sul falso senso di urgenza.
Il contatto iniziale era avvenuto tramite una telefonata, in cui uno dei malviventi si era spacciato per un funzionario dell’ufficio antifrode del circuito bancario della vittima. Utilizzando un linguaggio professionale e toni allarmanti poi, il finto operatore aveva informato il pensionato che il suo conto corrente era oggetto di un attacco informatico in corso e che era necessario un intervento immediato per “mettere al sicuro” la liquidità .
Guadagnata la completa fiducia dell’86enne a quel punto il resto era stato facile: il truffatore lo ha guidato passo dopo passo nell’esecuzione di operazioni bancarie d’emergenza, inducendolo a effettuare transazioni e bonifici per un importo complessivo di ben 20mila euro verso coordinate bancarie fornite al momento dallo stesso operatore.
Lo snodo contabile: la società fittizia creata ad hoc
Ciò che ha reso la vicenda ancora più complessa dal punto di vista investigativo è stato il metodo utilizzato dalla rete criminale per incassare le somme senza destare i controlli automatici degli istituti finanziari.
Gli indagati non hanno fornito alla vittima un conto corrente intestato a una persona fisica, bensì l’IBAN di una società fittizia creata appositamente per figurare come beneficiaria formale delle transazioni fraudolente.
Questa impresa fantasma, priva di reale operatività commerciale, serviva da “scudo” per dare una parvenza di legalità ai bonifici in entrata e per facilitare il successivo trasferimento o prelievo del denaro. Il meccanismo prevedeva infatti che le somme versate dalla vittima venissero immediatamente frazionate e dirottate su altri rapporti finanziari riconducibili ai sodali, configurando così anche il reato di trasferimento fraudolento di valori.
L’intervento dei Carabinieri e il tracciamento dei flussi
Accortosi del raggiro poco dopo aver completato le disposizioni di pagamento, l’anziano si è presentato presso la Stazione Carabinieri di Roma San Paolo formulando una particolareggiata denuncia. Gli investigatori dell’Arma sono scattati con un’azione di contrasto immediata, avviando l’analisi telematiche e bancarie sulle direttrici di movimento del denaro.
Incrociando i dati delle transazioni con i registri societari, i militari della Stazione San Paolo sono riusciti così ad individuare con precisione il conto corrente di destinazione collegato all’azienda fittizia prima che l’intero saldo venisse azzerato dai malviventi. L’azione tempestiva ha consentito di disporre il blocco della transazione ancora in itinere e di congelare la giacenza presente sul conto.
Sette denunce per le ipotesi di truffa
Gli approfondimenti investigativi condotti sulla compagine societaria e sui titolari dei rapporti bancari hanno portato all’identificazione di sette persone residenti nella provincia di Napoli, di età compresa tra i 19 e i 66 anni, tutte già note alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio.
I sette soggetti sono stati denunciati a piede libero all’Autorità Giudiziaria per le ipotesi di reato di truffa e trasferimento fraudolento di valori in concorso. L’operazione dei Carabinieri ha permesso di recuperare e riaffidare al pensionato la somma di 10.500 euro, contenendo in modo significativo il danno patrimoniale patito dall’anziano e neutralizzando il canale d’incasso telematico della banda.


















