Quarantadue animali già sterilizzati e 34 tornati nel territorio di provenienza. Sono i primi numeri della fase operativa di “Cani Liberi e Accuditi”, il progetto nato per affrontare in maniera strutturata la presenza di gruppi di animali che da anni vivono nell’area delle cave tra Tivoli e Guidonia Montecelio.
Cani liberi e accuditi, parte la nuova gestione nelle cave tra Tivoli e Guidonia: sterilizzazione, controlli sanitari e monitoraggio
L’attività sul campo è iniziata il 24 settembre 2026, dopo mesi di preparazione e coordinamento tra le istituzioni coinvolte, i servizi veterinari e LAV.
La novità più importante, però, non sta soltanto nel numero degli interventi effettuati. Il progetto prova infatti a superare la logica dell’intervento occasionale per costruire un sistema di identificazione, assistenza e controllo nel tempo.
Una popolazione stimata in circa 60 animali
Il censimento realizzato nei mesi scorsi e successivamente aggiornato ha rilevato la presenza di circa 60 animali nell’area interessata.
Il dato comprende anche alcuni cani di proprietà che vengono lasciati liberi di muoversi sul territorio. Per questo la popolazione censita non può essere automaticamente definita come una popolazione di randagi.
Molti degli esemplari presenti nelle cave vivono inoltre in gruppi sociali consolidati e mostrano comportamenti ferali o semiferali, mantenendo una notevole distanza dalle persone.
È proprio questa caratteristica ad aver richiesto una metodologia specifica per le operazioni.
Un ospedale veterinario direttamente sul posto
Per l’avvio della fase operativa è stato allestito un ospedale veterinario da campo, dotato di spazi per la gestione degli animali prima e dopo gli interventi.
La struttura permette di concentrare sul territorio le diverse fasi del percorso, riducendo gli spostamenti e consentendo agli operatori di lavorare tenendo conto delle caratteristiche dei singoli gruppi.
In pochi giorni sono stati sterilizzati 19 maschi e 23 femmine.
Dopo le valutazioni previste, 34 animali erano già stati riportati nel territorio nel quale vivevano.
Per animali poco abituati al contatto umano, la cattura rappresenta una fase particolarmente delicata.
Il progetto ha quindi previsto un periodo di preparazione sul territorio, con l’obiettivo di abituare progressivamente gli animali alla presenza delle strutture utilizzate per la cattura.
La metodologia punta a limitare il più possibile lo stress e a mantenere, quando possibile, le dinamiche sociali già presenti.
Dopo la cattura ogni esemplare viene sottoposto a una valutazione sanitaria e comportamentale.
Il percorso comprende la sterilizzazione, l’inserimento del microchip e l’iscrizione all’Anagrafe canina. Gli animali vengono inoltre identificati attraverso una marca auricolare.
Questi strumenti diventano fondamentali soprattutto dopo la reimmissione.
L’obiettivo è infatti sapere quali animali fanno parte della popolazione già trattata, poter riconoscere eventuali nuovi ingressi e intervenire qualora emergano problemi sanitari o altre criticità.
La reimmissione rappresenta uno degli elementi distintivi dell’iniziativa. Gli animali ritenuti idonei vengono riportati nel territorio di provenienza e, quando possibile, nel gruppo sociale al quale appartenevano.
Questo non significa però che vengano lasciati senza controllo.
È previsto un sistema di monitoraggio attraverso volontari autorizzati, che dovranno osservare le condizioni degli animali, segnalare eventuali problemi e contribuire a individuare tempestivamente nuove presenze.
Anche l’alimentazione viene inserita in un sistema organizzato, con punti specifici e controllati.
Gli animali che necessitano invece di cure o di una gestione diversa vengono temporaneamente ospitati in strutture adeguate.
Il valore dell’iniziativa sta soprattutto nel tentativo di affrontare il problema alla radice.
Una popolazione non controllata può continuare a crescere attraverso nuove nascite e nuovi ingressi. La sterilizzazione consente invece di intervenire direttamente sulla capacità riproduttiva, mentre identificazione e monitoraggio permettono di conoscere meglio ciò che accade sul territorio.
L’obiettivo dichiarato nella fase di progettazione è raggiungere una percentuale elevata di animali sterilizzati, così da contribuire progressivamente alla stabilizzazione della popolazione e, nel tempo, alla sua riduzione.
È quindi un lavoro che non si esaurisce nell’intervento chirurgico.
I primi numeri raccontano un’attività già avviata: 42 sterilizzazioni, 19 maschi e 23 femmine, con 34 animali già reimmessi.
Ma il risultato più importante sarà quello che emergerà nel medio e lungo periodo. Sarà necessario verificare se la popolazione resterà stabile, se diminuiranno le nuove nascite, se compariranno nuovi animali e se il sistema di monitoraggio riuscirà a mantenere sotto controllo la situazione.
Per Tivoli e Guidonia si apre quindi una fase nuova: dalle operazioni iniziali alla gestione continuativa.


















