“L’IA è la cosa più grande che ci sia”, Trump accelera e la ribattezza Super intelligenza

(Adnkronos) – Donald Trump non ha mostrato alcuna intenzione di rallentare lo sviluppo della tecnologia dell’intelligenza artificiale dopo aver incontrato martedì alla Casa Bianca i vertici delle aziende tecnologiche mondiali, tanto che un decreto presidenziale ha appena rinominato l’Ia in “super-intelligenza” (o Si) con l’adesione scritta dei grandi mogul della tecnologia, arrivati in massa alla residenza presidenziale per incontrarsi a pranzo con il presidente. “È la cosa più grande che ci sia, forse la più grande che ci sia mai stata. È molto più grande di Internet”, ha detto Trump, descrivendo l’accordo come una “Costituzione sull’Si”. “Chiunque vinca la corsa alla Si vincerà tutto”, ha affermato, aggiungendo che la tecnologia potrebbe portare a importanti progressi in medicina e risolvere problemi un tempo ritenuti insolubili. 

 

Da Elon Musk a Mark Zuckerberg, passando per Jeff Bezos e Jensen Huang, l’incontro è servito a dimostrare che gli Stati Uniti – di fronte a una Cina sempre più agguerrita in questo settore – non vogliono mettere un freno allo sviluppo, nonostante alcuni big del settore abbiano messo in guardia dai pericoli della propria tecnologia, mentre si moltiplicano gli episodi di agenti di IA che sfuggono al controllo. Per il tycoon, la questione è semplice: nessuna misura di sicurezza è realmente necessaria. La ragione? “Perché abbiamo persone che amano il nostro Paese e amano molto il mondo”, ha detto. E al di là dell’amore, ritiene che serva solo avere la testa e, per questo, si è riunito con le persone che ritiene le più intelligenti al mondo. 

“Ci sarà una componente significativa di autoregolamentazione”, ha assicurato il tycoon – durante una conferenza stampa improvvisata a cui ha presenziato anche Adnkronos – per limitare i pericoli. In particolare perché, secondo Trump, questo accordo sulla superintelligenza è “moralmente vincolante”. Sul perché il mondo debba fidarsi della capacità dei leader tecnologici di autoregolamentarsi, ha semplicemente risposto: “Perché sono persone eccezionali”. “Un soggetto positivo può compiere cose straordinarie in ambito medico. Sta già accadendo perché stanno trovando soluzioni a problemi che non avrebbero mai pensato possibili, e stanno trovando soluzioni mediche incredibili. Molte altre cose sono molto positive, e un qualsiasi soggetto cattivo verrà scoperto, ed è per questo che abbiamo il Dipartimento di Giustizia, ed è per questo che abbiamo l’Fbi. È per questo che abbiamo la Cia. Un attore malintenzionato verrà scoperto”, ha promesso Trump. 

 

“Non vogliono che qualcosa vada storto. C’è in gioco il futuro delle loro aziende. Non permetteranno che accada. Si controlleranno a vicenda”, ha detto delle Big Tech. Per monitorare lo sviluppo della Si, nei prossimi giorni la Casa Bianca annuncerà la nomina di un funzionario che diventerà lo “Zar dell’Ia”: una figura incaricata di lavorare con le grandi imprese tech e di assicurarsi che non abusino delle proprie capacità. 

Inoltre, l’amministrazione Trump sta valutando la creazione di un comitato di dieci membri per supervisionare l’intelligenza artificiale. “Stiamo anche pensando di costituire una sorta di comitato, magari composto da dieci persone”, ha affermato, osservando che l’organo potrebbe “vigilare sull’intera iniziativa”. Nelle ultime settimane, Trump aveva più volte affermato di ritenere che “intelligenza artificiale” fosse una definizione impropria, poiché, a suo avviso, sarebbe stato più corretto chiamare questa tecnologia “super”. Aveva anche detto di aver persino proposto il cambio di nome al leader cinese Xi Jinping, che era apparso “apprezzare” la nuova denominazione, secondo il leader di Washington. Dal canto suo, Xi non ha mai fatto riferimento al termine “superintelligenza”. 

 

Per quanto riguarda le preoccupazioni relative ai pericoli dell’intelligenza artificiale, il presidente non ritiene che siano una “bufala” semplicemente perché si parla di super-intelligenza non di intelligenza artificiale, con margini di crescita unici, accusando i Democratici di non voler vedere un “enorme balzo nella crescita”. Allo stesso tempo, non è stata chiara la logica alla base degli argomenti del presidente e il tycoon non ha chiarito esattamente che cosa cambi tra Ia e Si. Tra i grandi del tech che hanno preso parte alla conferenza, Mark Zuckerberg ha spiegato le ragioni dietro questo decreto presidenziale e qual è l’intenzione di ogni impresa: “L’idea di fondo è trasmettere al popolo americano e ai nostri clienti la certezza che la tecnologia funzioni esattamente come previsto. È vero, ogni azienda sviluppa soluzioni leggermente diverse; tuttavia, al di là delle specifiche scelte progettuali, credo che tutti concordiamo su un punto fondamentale: il pubblico americano e i nostri clienti vogliono sapere che ciò che realizziamo opera secondo le nostre intenzioni”. 

E ha aggiunto: “Abbiamo quindi definito una serie di principi e impegni incentrati sulla creazione di solidi controlli interni e sulla capacità di individuare eventuali problemi tecnologici, affiancati da molteplici livelli di verifica e controllo – dalla revisione interna dei rischi all’intervento di revisori e valutatori esterni – e prevedendo che i rispettivi consigli di amministrazione esaminino in modo indipendente i rapporti redatti dai revisori. Ritengo che si tratti di passi avanti significativi. Non intendiamo certo che questa sia l’unica iniziativa che intraprenderemo; si tratta piuttosto di un punto di partenza e di un accordo che l’intero settore potrebbe sottoscrivere”. Più in disparte, Elon Musk, che, di fronte all’insistenza di Adnkronos per avere un commento, alla fine ha detto, quasi forzato da Trump, che l’utilizzo dell’Ia e dei robot permetterà all’umanità di avere un futuro migliore, nonostante i timori che molti lavori possano scomparire. “Il mondo del lavoro è sempre cambiato”, ha detto Musk, “Ritengo quindi che assisteremo a un’evoluzione dei ruoli. E, come ha fatto notare il presidente, dato che la disoccupazione è diminuita, c’è in realtà un’enorme domanda di personale. Credo dunque che lo scenario più probabile – e che vale la pena prendere in considerazione – sia estremamente vantaggioso: un futuro che, se poteste guardare avanti, vorreste sicuramente nei prossimi due anni”. (Di Iacopo Luzi) 

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