Condannata l’accumulatrice di gatti. Cinque mesi di reclusione. È questa la condanna inflitta dal Tribunale a Norma A., la sessantenne romana finita a processo per maltrattamento di animali. Si chiude così, almeno sul piano giudiziario, la drammatica vicenda dell’«accumulatrice seriale» di via Lavinio, nel quartiere San Giovanni a Roma, salita alle cronache per aver segregato nel proprio appartamento decine di gatti, lasciandoli morire di stenti tra quintali di spazzatura.
Si chiude il processo a carico dell’accumulatrice di gatti di San Giovanni. Il rammarico delle associazioni animaliste per una pena considerata lieve: «I gatti si lanciavano dalle finestre pur di salvarsi»
Per anni i residenti e i passanti avevano segnalato le terribili condizioni dell’appartamento, da cui promanava un odore nauseabondo.
I dossier delle associazioni e i sopralluoghi delle forze dell’ordine avevano progressivamente svelato lo scenario drammatico dell’abitazione: gatti denutriti, cuccioli e adulti in precarie condizioni di salute e perfino resti di animali ormai mummificati.
In un maxi-blitz coordinato dalla Procura, dall’appartamento vennero rimosse oltre 16 tonnellate di rifiuti. Per sfuggire a quel degrado, secondo i racconti dei testimoni, diversi felini avevano cercato la fuga lanciandosi dai balconi e dalle finestre semiaperte.
Tra disagio e inganni: il profilo della donna

Si definiva una cat lover sui social network, ma per il quartiere e per le guardie zoofile era diventata la «killer dei gatti».
La donna, laureata in psicologia e affetta da gravi disturbi (disposofobia e animal hoarding, l’accumulo ossessivo di cose e animali), si aggirava tra la Capitale, la periferia nord-est e i Castelli Romani munita di trasportini e borse capienti.
Con la scusa di voler dare loro affetto, riusciva a farsi affidare i gatti da volontarie ignare o ad attirare i randagi con il cibo, per poi recluderli nell’appartamento. L’ultimo micio tratto in salvo poco prima che morisse di stenti è stato battezzato «Libero», strappato all’abitazione prima dell’ennesimo epilogo tragico.
Le ordinanze dei sindaci e le tutele legali
La vicenda aveva già spinto il Comune di Roma ad adottare provvedimenti straordinari. Nel 2021 l’allora sindaca Virginia Raggi firmò un’ordinanza per vietare alla donna la detenzione di qualsiasi animale e disporre controlli periodici da parte della Polizia Locale e dei Servizi Sociali del VII Municipio. Successivamente, anche il sindaco Roberto Gualtieri ha emesso disposizioni per lo sgombero, la bonifica dell’immobile e la messa in sicurezza dei felini rimasti.
Il rammarico degli animalisti
La sentenza, arrivata al termine delle indagini condotte dal pm Antonio Clemente, conferma le accuse di maltrattamento sostenute da Lndc Animal Protection. Tuttavia, tra le associazioni resta l’amaro in bocca per l’entità della pena.
«Finalmente si arriva a una condanna per una vicenda che abbiamo seguito per diverso tempo — dichiara Piera Rosati, presidente di Lndc Animal Protection —. Il giudice ha ritenuto provata l’accusa ed è arrivato a una sentenza di condanna, un risultato molto importante. Tuttavia resta il rammarico per una pena poco incisiva rispetto alla gravità dei fatti accertati».
















