Violenza a scuola, dopo il caso di Centocelle esplode l’allarme: «Rischio emulazione altissimo»

I casi di Centocelle e Lamezia Terme riaccendono il nodo della sicurezza. La criminologa Giannini: «Le aggressioni diventano "challenge" sui social. Serve un’alleanza tra famiglie e docenti»

Un caschetto con uno smartphone agganciato a mo’ di GoPro, la diretta streaming avviata su Telegram e la violenza cieca esplosa dentro un’aula scolastica. L’aggressione avvenuta all’Istituto Giovanni Verga di Centocelle, nella periferia est di Roma, non è solo un brutale fatto di cronaca, ma la fotografia drammatica di una deriva tra i giovanissimi.

I casi di Centocelle e Lamezia Terme riaccendono il nodo della sicurezza. La criminologa Giannini: «Le aggressioni diventano “challenge” sui social. Serve un’alleanza tra famiglie e docenti»

Un modello distorto che rischia di innescare una pericolosa scia emulativa in tutta Italia, come dimostrano i casi emersi quasi contemporaneamente a Lamezia Terme, Terzigno e Trescore Balneario.

Il caso di Roma Centocelle e la scia di violenza nelle aule

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Il 13enne romano mentre si prepara all’aggressione

A Centocelle, uno studente di soli 13 anni ha aggredito l’insegnante Isabella Marsilio, 66 anni: prima le ha spruzzato uno spray urticante sul volto, poi l’ha ferita con una coltellata, documentando ogni secondo dell’azione sui social media. Un episodio shock che ha trovato un’immediata spia d’allarme poche ore dopo a Lamezia Terme, dove un 14enne è stato fermato prima che potesse mettere in atto un’aggressione pianificata contro la sua professoressa. A sventare il piano sono stati gli stessi compagni di classe, insospettiti dai suoi strani comportamenti e dai messaggi condivisi in una chat Telegram.

Una sequenza di eventi che evidenzia un contagio strisciante. Sempre il 18 settembre, a Terzigno (Napoli), i Carabinieri sono intervenuti in un liceo scientifico per sequestrare una lama di 18 centimetri trovata nello zaino di un altro 14enne. Un precedente analogo era già accaduto il 25 marzo a Trescore Balneario (Bergamo), dove un alunno in abiti mimetici e maglietta con la scritta “vendetta” aveva accoltellato la docente di francese Chiara Mocchi, riprendendo la scena e trasmettendola sempre su Telegram.

I forum del rancore e il mito dell’«eroe» digitale

«Non solo c’è un rischio di emulazione, ma è anche molto alto», spiega Anna Maria Giannini, criminologa e docente di Psicologia all’Università La Sapienza di Roma. «È un fenomeno evidente soprattutto negli adolescenti, che attraversano una fase caratterizzata dal bisogno di ribellarsi agli adulti e di costruire la propria identità anche attraverso l’aggressività. In questo contesto, essere esposti a contenuti che attirano l’attenzione aumenta enormemente il pericolo».

Analizzando il materiale digitale frequentato dal giovane di Roma, emergono dettagli inquietanti sull’ecosistema web in cui maturano questi comportamenti: «Uno dei siti che questo ragazzo visitava frequentemente poneva domande come “Hai odio verso qualcuno? Raccontami perché” o “Dimmi che cosa ti ha fatto questa persona”, per poi suggerire: “Puoi vendicarti, ecco come”.

Su queste piattaforme c’è chi fa un vero e proprio proselitismo.  Il ragazzo mostra quello che fa sui social e la vicenda diventa quasi una sfida, una challenge. È pericolosissimo: se l’impresa viene trasformata dal web in un fatto positivo e l’aggressore diventa un “eroe” digitale, il rischio emulazione schizza alle stelle».