La schiusa delle tartarughe caretta caretta sul lido di Anzio ha acceso di nuovo i riflettori su un evento magico, capace di mobilitare l’intervento dei volontari di Tartalazio, ma anche di coinvolgere i residenti in una sorta di competizione alla tutela dell’ecosistema. A sottolinearlo è Luca Antonio Marino, biologo, fotografo e filmaker nonché documentarista della rete ufficiale creata dalla Regione Lazio per il soccorso e la gestione delle testuggini marine sulle coste laziali.
La schiusa delle tartarughe sul lido di Anzio nel racconto di Luca Antonio Marino di Tartalazio che ha seguito tutte le fasi
Il caso della schiusa avvenuta il 12 settembre scorso sulla spiaggia situata tra gli stabilimenti balneari Blue Bay e il Corsaro, costituisce un unicum sia per le circostanze in cui è avvenuta, sia per il consistente numero di nuovi nati che sono riusciti a raggiungere l’acqua per poi disperdersi nel loro ambiente naturale.
La deposizione e il trasloco
La deposizione era avvenuta circa cinquanta giorni prima, tra il 20 e il 21 luglio su un tratto di arenile situato a ridosso della scuola Stella Maris in un nido esposto al rischio di potenziali mareggiate che avrebbero disperso le uova vanificando l’azione riproduttiva della natura.

“Il nido -spiega Marino- è stato così traslocato a poche centinaia di metri di distanza e messo in sicurezza, oltre che sottoposto al controllo costante delle telecamere di video sorveglianza. Il risultato è stato eccezionale perché su 82 uova deposte 73 tartarughe sono riuscite a raggiungere il mare nonostante l’ondata di calore che può incidere sui tempi di incubazione”.
Dopo quattro giorni dalla schiusa i i volontari, temendo che qualche piccolo fosse rimasto intrappolato sotto la sabbia, hanno appurato che la differenza di numero tra le uova deposte e quello delle tartarughe neonate era dovuta al mancato sviluppo di alcuni degli ovuli.
La funzione educativa del fenomeno
Ma l’evento delle nascite ha un valore che travalica lo spettacolo dei piccoli esemplari che si dirigono simultaneamente verso la battigia per poi perdersi nella corrente.
“La presenza costante di ricercatori e volontari nei pressi del nido -rimarca l’esperto- ha stimolato la curiosità e il senso di responsabilità dei bagnanti, rendendo la comunità partecipe nella salvaguardia dell’ambiente. Sebbene la natura debba seguire il suo corso, l’uomo ha il dovere di rimediare ai danni causati dalle proprie attività antropiche, prendersi cura di un evento come questo osservato dal vivo ha un potente effetto sul ruolo che ognuno di noi può svolgere prendendosi cura di tutto l’ecosistema”.
L’effetto ombrello
La tartaruga marina si trasforma, dunque, in una specie simbolica perché le persone prendendosi cura del nido e del tratto di costa dove è stato deposto vengono sensibilizzate anche alla tutela delle altre specie protette dell’ambiente costiero circostante, dove si trovano altre specie volatili come il Fratino, un uccello che svolge un ruolo importante nell’assetto della vegetazione dunale presente sulla macchia mediterranea.
Le minacce alla sopravvivenza delle tartarughe marine
Purtroppo solo pochissimi esemplari, tra quelli nati con la schiusa avvenuta sulla spiaggia di Anzio, raggiungeranno l’età adulta a causa, non solo dei predatori naturali (soprattutto pesci), ma anche dell’inquinamento dovuto alla presenza di plastica in mare e delle catture accessorie (bycatch) provocata dalle reti in cui questi esemplari si impigliano o dell’ingestione dei rami da pesca.
La deposizione di un elevato numero di uova risponde a una strategia precisa: far sì che un quantitativo adeguato di nuovi esemplari possa compensare i forti rischi derivanti dal pericolo di essere predati o di estinguersi per altre ragioni.
“Non esistono dati certi sugli spostamenti dei piccoli poiché non è possibile installare sistemi di rilevazione satellitare che ostacolerebbero lo sviluppo del carapace -puntualizza Marino- ma è possibile adottare comportamenti sostenibili. Tra questi, per esempio, la scelta da parte dei pescatori professionali di rinunciare a sistemi di prelievo non intensivi e, più in generale, di non disperdere i rifiuti in plastica che poi vengono scambiati per meduse di cui cibarsi e che uccidono le tartarughe per soffocamento”.
Video e immagini di Luca Antonio Marino
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