Dopo il terrore e i punti di sutura, sono arrivati gli attacchi social. La professoressa di Lettere e Storia dell’istituto comprensivo “Giovanni Verga” di Centocelle accoltellata ieri in classe da uno studente romano di 13 anni, ha deciso di cancellare il proprio profilo Facebook.
La prof salvata da un alunno del Congo dopo l’aggressione in classe del 13enne, finisce nella bufera social. Intanto i carabinieri passano al setaccio il cellulare del giovane aggressore
A scatenare un’ondata di polemiche e attacchi personali le dichiarazioni politiche vantate sui social (con foto di profilo di Almirante) e quelle rese dalla docente subito dopo l’aggressione, nelle quali ha ribadito la propria adesione alle tesi sulla “remigrazione” pur essendo stata salvata dall’intervento determinante di uno studente congolese.
Gli attacchi socialÂ

Nelle ultime ore, la pagina della docente è stata inondata da centinaia di messaggi. Accanto agli auguri di pronta guarigione e alle attestazioni di solidarietà , sono compresi attacchi durissimi sulla sua idoneità all’insegnamento.
A scatenare le reazioni è stato il cortocircuito tra il perdono mostrato nei confronti del suo aggressore — «Vorrei incontrarlo per abbracciarlo, non provo alcun rancore» — e la fermezza con cui ha rivendicato le proprie convinzioni sui temi dell’immigrazione: «Le mie idee non cambiano, resto favorevole alla remigrazione. Lo studente congolese che mi ha salvata ha tutti i diritti di stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia, ma chi viene per delinquere è un altro discorso».
Le reazioni della rete sono state immediate e severe. «Ma lei insegna nelle scuole? Paura…», scrive una utente. Un altro, presentandosi come ex insegnante, sostiene che la docente «non dovrebbe insegnare nelle scuole statali», invocando l’intervento del ministero. Altri parlano di vera e propria «nemesi: accoltellata da un italiano, salvata da un congolese».
Non manca chi evidenzia un «ossimoro» tra la grande empatia manifestata verso l’aggressore italiano e le parole di circostanza riservate al ragazzo straniero che le ha salvato la vita. Sopraffatta dalle contropolemiche, la docente — dimessa dall’ospedale con una quindicina di punti di sutura per le tre ferite riportate — ha scelto di oscurare la sua presenza sul web.
Il piano del 13enne: diretta su Telegram e armi comprate online
Nel frattempo, le indagini dei carabinieri sull’aggressione rivelano un quadro di lucida e inquietante premeditazione. Il ragazzino di 13 anni, scontento per due debiti formativi da recuperare aveva pianificato l’agguato nei minimi dettagli.
Poco prima di agire ha pubblicato sui social un messaggio di avviso («- 5 hours»), per poi prepararsi nei bagni della scuola: ha indossato un casco con un telefono fissato in stile GoPro, occhiali da softair ed è entrato in aula armato di spray urticante e due coltelli da sub. Dopo aver accecato la professoressa con lo spray, l’ha colpita tre volte nella regione subascellare prima di essere bloccato dal compagno di classe originario della Repubblica del Congo.

I militari dell’Arma hanno eseguito una perquisizione informatica ed estratto una copia forense dal cellulare del ragazzino e da quello della madre, sul quale erano salvate le carte di credito utilizzate dal figlio per acquistare il materiale da sub e gli accessori su siti specializzati. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che il giovane stesse ritrasmettendo l’aggressione in diretta video su un gruppo Telegram e che possa essere stato istigato da terzi.
Valditara: «Serve una grande alleanza tra scuola e genitori»
Sull’episodio è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha espresso la propria solidarietà alla dirigenza scolastica e alla docente. Rimarcando come il ragazzo non avesse mai dato segnali di violenza o problemi nei suoi otto anni all’interno dell’istituto, il ministro ha puntato il dito contro i pericoli del web: «C’è una deriva devastante su certi canali social dove si trova di tutto e si stimola persino a gesti estremi. Quando un ragazzo a 12 o 13 anni rimane per ore chiuso nella sua stanza a contatto con questo mondo virtuale, il genitore deve intervenire e togliergli lo strumento. Serve una grande alleanza tra scuola e famiglie».
Auci: «Infranto il patto educativo tra famiglie e insegnanti»
A commentare il contesto culturale in cui si consumano simili episodi è intervenuta anche la scrittrice e docente Stefania Auci. Dal festival Pordenonelegge, l’autrice de I leoni di Sicilia ha sottolineato la crisi del mandato educativo: «Negli ultimi vent’anni è venuto meno quel confine chiaro tra il ruolo del genitore e quello dell’insegnante. Oggi la scuola viene costantemente messa in discussione e la figura del docente soffre di una forte svalutazione sociale ed economica».
Secondo Auci, l’abbassamento dell’età per i primi comportamenti a rischio viaggia di pari passo con la difficoltà di molte famiglie nell’imporre limiti precisi: «I ragazzi hanno bisogno di regole e confini».




















