Il cecchino di Prati ora si dice pentito e aggiunge pure che è pronto a risarcire. «Gli spari? Era un gioco, non volevo fare male a nessuno. Volevo provocare soltanto un po’ di spavento tra i passanti. Ma quando ho visto che avevo ferito quella donna alla spalla, che urlava, mi sono spaventato io stesso e sono sceso subito in strada. Volevo capire se aveva bisogno di aiuto. Ma i soccorsi erano già stati attivati e sono tornato a casa».
L’interrogatorio del “cecchino” indagato a piede libero per gli spari dal balcone in via della Giuliana. Le parole della difesa
Nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Alessandra D’Amore, il cinquantenne romano che sparava dal quarto piano in via della Giuliana non prova a giustificarsi: racconta in maniera disarmante quanto fatto per giorni ossia prendere il suo fucile ad aria compressa e sparare dall’alto sulla strada, «una decina di spari» in tutto.
«Sparando dal quarto piano, da una cinquantina di metri di altezza, pensavo che un piombino così piccolo lanciato da un’arma ad aria compressa avrebbe provocato «al massimo qualche livido», ha aggiunto nella sua spiegazione.
Nessuna intenzione di ferire, ha sostenuto l’indagato, che si è detto disposto ad assumersi le proprie responsabilità anche dal punto di vista economico e a non tirarsi indietro di fronte alle richieste risarcitorie delle persone colpite.
La difesa dell’avvocato: «Si è reso conto della stupidità del gesto»
A chiarire la posizione del cinquantenne è il suo legale, l’avvocato Giampaolo Balzarelli: «Il mio assistito è dispiaciuto, altrimenti non si sarebbe presentato ai carabinieri. Ha capito di aver fatto una cosa sbagliata nel momento stesso in cui ha sparato alla scrittrice e ha visto che si era fatta male: ha realizzato in quel momento la stupidità del gioco che aveva messo in moto, si è fermato, non ha più sparato e si è consegnato».
Rispondendo alle polemiche sollevate dal fatto che l’uomo si trovi a piede libero, il legale precisa: «Il codice di procedura penale non prevede l’arresto per l’ipotesi di reato di lesioni.
Aspettiamo gli sviluppi dell’indagine e vedremo se il capo di imputazione rimarrà questo. Intanto si trova a completa disposizione dell’autorità giudiziaria».
Il caso: i dieci colpi dal balcone e le ferite
La vicenda, che ha tenuto in ansia per giorni i residenti di via della Giuliana, riguarda un cinquantenne di buona famiglia, disoccupato e isolato, che sui social si fa chiamare «vedovoallegro». Per rompere la noia della sua routine si era procurato una carabina ad aria compressa in un’armeria a quattrocento metri da casa, trasformando la finestra di casa in un personale tiro a segno.

I colpi esplosi verso la strada sono stati almeno dieci, sparati — a sua dire — seguendo un bizzarro “codice” personale che risparmiava “dallo spavento” anziani e bambini.
Ad avere la peggio sono state comunque due donne: la commercialista Angela Perrone, centrata al polpaccio, e la scrittrice e giornalista Cristina Stillitano, finita in ospedale e sottoposta a un intervento chirurgico per l’estrazione del pallino di piombo conficcato nel braccio.
Un ferimento che ha interrotto la sequenza di spari e spinto l’uomo a presentarsi in caserma. Anche perché i carabinieri, che hanno messo in campo i Ris per risalire a lui, lo aveva già identificato.




















