Le lezioni di matematica a casa dello zio si trasformavano regolarmente in un teatro di abusi. Un ingegnere ed ex dirigente del Ministero delle Infrastrutture è stato condannato a undici anni di reclusione dai giudici della Quinta sezione penale di piazzale Clodio a Roma. La sentenza arriva al termine di un processo che ha fatto luce su anni di violenze consumate ai danni delle due nipoti, costrette a subire palpeggiamenti e rapporti intimi tra il 2013 e il 2019.
Gli abusi dello zio sulle nipoti di 13 e 17 anni. Le violenze avvenivano nelle case di famiglia e persino nel suo ufficio al Ministero
Il copione dell’orrore si ripeteva sempre identico: l’offerta di aiuto nello studio, la graduale conquista della fiducia delle ragazzine e una costante opera di adescamento psicologico. La prima a finire nel mirino, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, era stata la nipote maggiore, all’epoca diciassettenne.
Per mesi, sfruttando l’inesperienza della giovane, l’uomo aveva iniziato ad adularla con apprezzamenti, trasformando progressivamente i complimenti in palpeggiamenti e baci all’interno della sua abitazione romana e in una seconda casa di famiglia. Un incubo da cui la ragazza era uscita interrompendo le ripetizioni, ma senza trovare la forza di denunciare.

Cinque anni più tardi, nel 2019, la stessa dinamica si era ripetuta con la seconda nipote, di appena tredici anni. Con lei l’imputato aveva spinto oltre l’opera di manipolazione, introducendo temi a sfondo sessuale, mostrando video pornografici e arrivando a consumare abusi non soltanto nelle case private, ma persino all’interno del proprio ufficio al Mit.
La rivelazione alla mamma
A spezzare il silenzio è stata proprio la tredicenne nel luglio dello stesso anno. Gli improvvisi e marcati sbalzi d’umore della ragazzina avevano insospettito la madre, che era riuscita a guadagnarsi la sua confidenza e a far emergere la verità. Quel racconto aveva spinto la famiglia a interrogarsi anche sul passato, dando alla nipote maggiore la forza di confessare quanto subito anni prima.
Ieri pomeriggio, su richiesta della procura, è arrivata la condanna a 11anni di carcere per l’ex dirigente, insieme al riconoscimento di una provvisionale di ventimila euro per ogni nipote. Le vittime sono state assistite durante il procedimento dall’avvocata Carla Quinto, specializzata in materia di violenze di genere.


















