Due telefonate, un pretesto giudiziario, un citofono che suona. La truffa del finto carabiniere smontata dalla Polizia di Stato del IX Distretto Esposizione porta in carcere due giovani dell’hinterland partenopeo.
Prima il marito allontanato con il pretesto di una targa clonata, poi la moglie convinta a consegnare i gioielli per “salvarlo” da una rapina mai avvenuta: ecco come si è consumata la truffa del finto carabiniere
Largo Bacigalupo, primo pomeriggio. Un’auto a noleggio parcheggiata. A bordo, un giovane che aspetta. Aspetta qualcuno, o qualcosa. Poco dopo un uomo esce da un condominio lì vicino, passo veloce, sale sui sedili posteriori. Sincronismo perfetto. Troppo perfetto per non insospettire gli agenti che stavano osservando la scena.
Li seguono. Durante il tragitto succede l’imprevisto: il passeggero si cambia d’abito, lascia cadere quella che sembra una divisa di scena. Gli agenti fermano l’auto. Negli slip di uno dei due, un involucro. Dentro, monili in oro e argento, collane di perle, orecchini: il bottino di una truffa appena consumata.
Il copione riavvolto
Da lì gli investigatori tornano indietro. Al condominio. Alla coppia che il giovane aveva appena derubato. I due, ricostruendo l’accaduto con la polizia, capiscono solo in quel momento di essere stati raggirati. Il meccanismo era collaudato, in tre mosse.
Prima mossa: allontanare il marito
Una telefonata. Un sedicente carabiniere convince l’uomo a raggiungere la zona del Palazzo dell’Anagrafe. Il pretesto: una fantomatica clonazione della targa della sua auto. Lo tiene al telefono, lo guida, lo tiene lontano da casa. Il tempo necessario per liberare il campo.
Seconda mossa: isolare la moglie
Con il marito fuori scena, arriva la seconda chiamata. Un altro interlocutore, altra voce, stessa regia. Racconta alla donna di un coinvolgimento del marito in una rapina in gioielleria. Per scagionarlo, dice, servono i gioielli di casa. Da mettere a disposizione subito. La paura fa il resto.
Terza mossa: il ritiro a domicilio
Chiude il cerchio il sedicente “assistente del giudice”. Bussa alla porta. Ritira il cofanetto con i preziosi. Nessun sospetto, nessuna resistenza — solo l’esecuzione di un copione già scritto altrove.
Una staffetta interrotta
Telefono e porta a porta, un meccanismo che si regge sulla paura e sull’autorità finta. Gli agenti del IX Distretto Esposizione lo interrompono prima che il bottino cambi ancora mano. Due arresti, entrambi gravemente indiziati in concorso di truffa aggravata. L’operato della Polizia di Stato è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria.


















