Cinquantadue anni lui, sessantotto l’altro. Un catanese e un romano. Legati da un’amicizia solida, costruita nel tempo, e da una complicità operativa che gli investigatori definiscono “collaudata”. La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso il cerchio su due presunti rapinatori. Il Tribunale ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tre le rapine contestate, tutte compiute tra il 2023 e il 2024 ai danni di uffici postali della Capitale. Entrambi erano già detenuti per altri reati quando la misura è stata eseguita, questa mattina, dalla Polizia di Stato.
Un cerotto sulla mano e un’auto a noleggio inchiodano i due rapinatori, già detenuti per altri reati, di una serie di colpi messi a segno tra Casal de’ Pazzi, Gregorio VII e Conca d’Oro
Le indagini della Polizia di Stato hanno ricostruito un pattern preciso. Colpi diversi, stessa firma. Le azioni si concentravano nelle prime ore di apertura degli sportelli. Uno o due uomini, sempre camuffati con cura per rendere impossibile il riconoscimento.
Il travestimento più ricorrente: camice bianco con il logo di una nota catena della grande distribuzione, copricapo, mascherina chirurgica, occhiali da sole. Un finto addetto al supermercato. In altre occasioni, invece, la scelta cadeva su un profilo diverso – quello del giovane cliente, cuffie audio vistose, l’aspetto acconciato per non destare sospetti.
Casal de’ Pazzi, Gregorio VII, Conca d’Oro
I quartieri colpiti sono tre. È proprio l’episodio di Conca d’Oro a segnare la svolta investigativa. Lì, il più giovane dei due entra in filiale con il solito schema: pistola puntata contro i dipendenti, ordine di aprire la cassaforte. Ma questa volta qualcosa va storto. Una segnalazione tempestiva al 112 porta all’arresto in flagranza.
Da quel momento, gli inquirenti collegano i punti. Squadra Mobile capitolina e Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, sotto il coordinamento della Procura di Roma – Dipartimento criminalità diffusa e grave, individuano forti similitudini con un altro colpo, sempre ai danni di un ufficio postale, questa volta a Roma nord.
Il cerotto
Le videocamere di sicurezza restituiscono immagini nitide. Da lì emerge un dettaglio minimo, ma decisivo: un cerotto applicato ad arte su una mano, per nascondere un tatuaggio. Un piccolo errore di copertura che diventa la chiave per l’identificazione di uno dei due indagati.
L’auto a noleggio
Gli approfondimenti investigativi rivelano un secondo livello di complicità. Uno dei veicoli usati per i sopralluoghi preparatori e per l’esecuzione delle rapine risulta a noleggio, nella disponibilità di uno dei due sodali. Il tracciamento dell’autovettura diventa l’elemento che permette di contestare all’indagato più anziano un ruolo preciso: supporto esterno durante la rapina in cui il complice fu arrestato in flagranza.
La decisione del Gip
Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori è confluito nell’ordinanza. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere.

















