Sterpaglie in fiamme, poi il salto alle baracche. Così è nato l’incendio al Borghetto dei Pescatori, tra le strutture abusive di via del Telescopio a Ostia, nel primo pomeriggio del 27 agosto. Fumo denso, treni fermi, bombole di gas trovate tra le lamiere: un intervento che i Vigili del Fuoco hanno dovuto affrontare in condizioni tutt’altro che semplici.
Massimiliano Metalli, responsabile del Dipartimento Vigili del Fuoco di Fratelli d’Italia Roma, chiede un controllo straordinario sull’area e chiama in causa le istituzioni capitoline, dopo l’incendio al Borghetto dei Pescatori
La ferrovia che collega Roma a Ostia ha dovuto interrompere la circolazione. Il fumo prodotto dall’incendio era troppo denso per garantire il passaggio in sicurezza dei treni, e il servizio Metromare si è fermato proprio mentre le squadre lavoravano per contenere le fiamme.
Gas e amianto tra le baracche
Dentro le strutture abusive, i pompieri non hanno trovato solo fuoco. C’erano bombole di gpl, poi neutralizzate e e messe in sicurezza. E, stando a quanto affermato in una nota da Massimiliano Metalli – responsabile del Dipartimento Vigili del Fuoco di Fratelli d’Italia Roma – , c’era amianto: lastre finite direttamente dentro le fiamme, con il rischio concreto di disperdere fibre tossiche nell’aria della zona. Accanto alle baracche, anche auto abbandonate e persino una barca.
Chi ha lavorato sul posto
In prima linea i Vigili del Fuoco del distaccamento di Ostia, impegnati sia nello spegnimento sia nella messa in sicurezza delle bombole. Ha collaborato la Protezione Civile, con propri moduli operativi. Su richiesta dei pompieri, è arrivata anche la Polizia di Roma Capitale del gruppo X Mare, chiamata a verificare lo stato dei luoghi e la presenza di amianto attraverso i suoi uffici competenti in materia ambientale.

La denuncia di Metalli
A sottolineare la portata dell’episodio è Massimiliano Metalli. Il suo affondo si concentra su un punto preciso: il rischio corso da chi è intervenuto e la questione del degrado dell’area. Un’eventuale esplosione delle bombole, scrive, avrebbe potuto trasformare il soccorso in tragedia.
“Non siamo di fronte a un semplice incendio. Siamo davanti alle conseguenze di una situazione di degrado e abusivismo che, da quanto risulta, si protrae da tempo e che oggi ha assunto anche una evidente dimensione di rischio per la sicurezza pubblica e per l’ambiente. L’incendio ha inoltre provocato una significativa diffusione di fumi nell’area circostante, con un potenziale impatto sulla qualità dell’aria e sull’ambiente anche alla luce della presenza di materiali contenenti amianto coinvolti nelle fiamme. La presenza di baracche abusive, persone che vi dimorano, autovetture abbandonate e persino un’imbarcazione, insieme alla presenza di bombole di GPL e materiali contenenti amianto, pone interrogativi gravissimi che non possono più essere ignorati dalle istituzioni capitoline”.
Di chi è il terreno dell’incendio del Borghetto dei Pescatori?
C’è poi la questione della proprietà . “Se, come risulta da una prima ricostruzione, l’area fosse effettivamente di proprietà del Comune di Roma, la questione assumerebbe una gravità ancora maggiore e sarebbe necessario chiarire immediatamente quali controlli siano stati effettuati, quali provvedimenti siano stati adottati nel corso degli anni e perché una situazione di questo tipo abbia potuto protrarsi”, scrive Metalli.
L’appello diretto al Campidoglio e al Municipio
Il responsabile FDI si rivolge direttamente ai vertici istituzionali. “Ancora una volta chiedo al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e al presidente del Municipio Roma X, Mario Falconi, di assumersi le proprie responsabilità politiche, amministrative e ambientali. Non è accettabile che in un’area della Capitale possano consolidarsi situazioni di abusivismo e degrado fino ad arrivare a un incendio nel quale i Vigili del Fuoco si sono trovati a operare in presenza di numerose bombole di GPL e di materiali potenzialmente pericolosi come l’amianto. Un’eventuale esplosione avrebbe potuto trasformare l’intervento di soccorso in una tragedia, mettendo a rischio la vita degli stessi operatori intervenuti per spegnere le fiamme e tutelare la popolazione. È necessario smettere di intervenire soltanto quando accade un’emergenza”.
Le richieste concrete
Metalli non si ferma alla denuncia. Chiede atti precisi. Primo: un sopralluogo immediato e un controllo straordinario su tutta l’area, affidato agli organi competenti, per verificare se le strutture presenti siano legittime, chi vi si trovi e quali altri elementi di pericolo esistano. Secondo: accertare con urgenza a chi appartiene l’area e quali responsabilità amministrative siano legate alla mancata rimozione dell’abusivismo e delle condizioni di rischio.
Il Borghetto “Non può diventare una zona franca”
La chiusura non lascia margini di ambiguità . “Il Borghetto dei Pescatori – conclude Metalli – non può diventare una zona franca. Comune di Roma e Municipio X devono intervenire subito, prima che un altro incendio o un’altra emergenza possa trasformarsi in una tragedia. La sicurezza dei cittadini, dell’ambiente e soprattutto degli uomini e delle donne dei Vigili del Fuoco che intervengono quotidianamente per salvarci la vita non può essere subordinata all’inerzia delle istituzioni capitoline”.




















