Neuroblastoma esteso fino al nervo della gamba: intervento record a Roma salva bimba di 1 anno

La svolta dei medici con simulazioni 3D e sensori nervosi per salvare la bimba che ha ripreso a camminare: la piccola, dimessa dopo soli sei giorni

Un intervento straordinario tra chirurgia pediatrica e tecnologia, ha salvato una bimba di poco più di un anno al Bambino Gesù di Roma. L’équipe multidisciplinare le ha rimosso completamente un complesso neuroblastoma esteso fino al canale vertebrale, preservando il nervo motorio della gamba grazie a un insolito accesso dalla schiena.

La svolta dei medici con simulazioni 3D e sensori nervosi per salvare la bimba che ha ripreso a camminare: la piccola, dimessa dopo soli sei giorni

La paziente, una bambina di poco più di un anno di età, era affetta da un neuroblastoma particolarmente complesso e aggressivo. La massa tumorale si era estesa in profondità fino a penetrare nel canale vertebrale, ovvero lo spazio anatomico situato all’interno delle vertebre che accoglie il midollo spinale e le radici nervose. Crescendo all’interno di questo canale strettissimo, il tumore aveva finito per comprimere direttamente uno dei nervi fondamentali che controllano la motilità e il movimento della gamba.

Di fronte a un quadro tanto delicato, l’obiettivo primario dei medici era rimuovere la malattia nella sua totalità senza tuttavia intaccare le funzioni motorie e la futura capacità della piccola di camminare. Prima di arrivare al momento operatorio, la bimba è stata sottoposta a una biopsia diagnostica e a cicli di chemioterapia secondo i protocolli internazionali. La successiva riduzione della massa tumorale ha permesso di pianificare formalmente la complessa procedura chirurgica.

La simulazione tridimensionale e l’accesso insolito dalla schiena

La posizione e l’estensione del tumore hanno imposto uno studio preoperatorio senza precedenti. La strategia è stata definita all’esito di un consulto collegiale che ha visto riuniti oncologi pediatrici, chirurghi oncologici e neurochirurghi. Determinante si è rivelata la tecnologia: attraverso ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, i medici hanno potuto analizzare al millimetro i rapporti reciproci tra tumore, colonna vertebrale, midollo spinale e radici nervose, “provando” l’intervento virtualmente prima di entrare in sala.

“La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l’approccio chirurgico”, spiega Giorgio Persano, della struttura guidata da Alessandro Crocoli all’interno dell’Uoc di Chirurgia Generale Pediatrica e d’Urgenza. “Le simulazioni tridimensionali ci hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase e di scegliere un accesso dalla schiena, insolito per questo tipo di tumore ma il più adatto. L’obiettivo era rimuovere la malattia preservando le strutture nervose”. L’accesso posteriore ha così consentito di asportare in un’unica procedura sia la parte esterna sia quella intracanalare del tumore.

Il monitoraggio neurofisiologico in tempo reale come un radar

L’altro pilastro della procedura è stato il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio. Questo sistema consente al neurofisiologo di valutare secondo per secondo l’integrità strutturale e funzionale dei nervi coinvolti durante le manovre del chirurgo.

Il principio guida ricorda quello dei sensori di prossimità delle automobili durante le manovre di parcheggio, ma con una precisione immensamente superiore: il dispositivo avvisa tempestivamente i medici quando la lama si avvicina a un tessuto nervoso sensibile.

“Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta”, sottolinea Andrea Carai, responsabile dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia dell’ospedale. “Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora”.

La complessa regia anestesiologica e il rapido decorso clinico

Per consentire al tracciato neurofisiologico di funzionare correttamente senza alterazioni o azzeramenti dei segnali, l’équipe di anestesisti ha dovuto calibrare una strategia farmacologica su misura mediante anestesia totale endovenosa. Ogni singolo dosaggio è stato regolato tramite un dialogo costante in sala tra anestesista e neurofisiologo, mantenendo la bimba in completa stabilità clinica ed eliminando ogni sensazione dolorosa.

L’operazione, durata in totale quattro ore, ha visto il lavoro simultaneo e coordinato di chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti. I medici del Bambino Gesù hanno sintetizzato il successo spiegando che “simulazioni virtuali, accesso dalla schiena e monitoraggio neurofisiologico hanno reso possibile un intervento sicuro”.

L’asportazione della massa è stata completa e priva di complicanze. Dimessa soli sei giorni dopo l’intervento, la bambina ha già intrapreso con successo il percorso riabilitativo previsto per il pieno recupero motorio.