La crisi del Lago Albano non è più soltanto una questione di metri d’acqua persi lungo la riva. La conferma del collasso arriva dalle analisi della vegetazione ripariale condotte da Reseda Onlus, dove la luce riflessa dalle foglie dimostra scientificamente uno stress idrico senza precedenti che sta soffocando l’ecosistema.
“Punto di non ritorno per la sopravvivenza delle piante”: l’allarme di Reseda Onlus sul collasso e il prosciugamento del Lago Albano
Il dramma idrico che colpisce i laghi dei Castelli Romani, ha superato la soglia dell’allarme visibile a occhio nudo per entrare in una fase di misurazione quantitativa e inconfutabile.
Il team di Reseda Onlus, nell’ambito delle attività del programma “Salviamo il Lago Albano!!!”, sta portando avanti un monitoraggio avanzato sulla vegetazione che popola le sponde dell’alveo lacustre. Quando la disponibilità di risorsa idrica nel terreno e nella falda sotterranea crolla, l’intero ecosistema circostante entra in una condizione di gravissima sofferenza fisiologica.
Il fenomeno più macroscopico è rappresentato dalla perdita precoce delle foglie, in particolare tra gli esemplari di salice bianco (Salix alba), una risposta estrema messa in atto dalle piante per ridurre al minimo l’attività fotosintetica e trattenere i pochi liquidi rimasti. Ma la vera svolta conoscitiva della denuncia risiede nell’utilizzo dello spettrometro, uno strumento in grado di analizzare la flora e tradurre la decadenza biologica in parametri matematici e confrontabili nel tempo.
I dati delle analisi: la firma spettrale della clorofilla sotto attacco
Le misurazioni effettuate sul campo attraverso il telerilevamento, hanno rilevato alterazioni profonde nelle bande di assorbimento della luce da parte della vegetazione. Nella regione dello spettro visibile, la clorofilla presenta normalmente bande di forte assorbimento concentrate attorno alla lunghezza d’onda di 680 nanometri.
Le analisi effettuate da Reseda Onlus, dimostrano invece che lo stato di deficit idrico prolungato ha causato un crollo netto nella concentrazione dei pigmenti fotosintetici, modificando radicalmente sia la forma sia la profondità dell’assorbimento della luce.
A essere compromesso è anche uno dei marcatori fisici più affidabili per valutare la salute di una pianta. La riduzione dell’efficienza fotosintetica registrata dagli strumenti, certifica infatti che gli alberi lungo le sponde del Lago Albano stanno perdendo la capacità di svolgere le loro funzioni vitali primarie.
Infrarossi e SWIR: la prova della disidratazione dei tessuti vegetali
Il dato più allarmante emerso dal monitoraggio riguarda però la risposta della vegetazione agli infrarossi. Il segnale restituito da queste frequenze dipende in maniera diretta dalla struttura interna delle cellule fogliari e, in particolar modo, dalla quantità d’acqua presente nei tessuti.
Le scansioni dello spettrometro focalizzate sulle bande mostrano valori anomali che provano la disidratazione profonda dei salici e degli arbusti ripariali. Le piante in sostanza, non riescono più a tirare acqua dal terreno poiché la falda si è abbassata oltre il livello di pescaggio delle radici.
Ciò che sul campo appare come un semplice ingiallimento della chioma è in realtà la traccia di un prosciugamento interno, che la ricerca sul salice indica come punto di non ritorno per la sopravvivenza della specie.
Un ecosistema al punto di rottura: l’appello per il Lago Albano
I risultati di queste rilevazioni trasformano i timori degli ambientalisti in una denuncia tecnica precisa: la sofferenza della vegetazione lungo le rive non è un evento isolato, ma l’indicatore definitivo dello squilibrio dell’intero sistema idrologico dei Castelli Romani. Quando l’acqua di falda viene meno, la vegetazione cessa di funzionare da barriera ecologica e polmone del bacino lacustre.
La denuncia di Reseda Onlus, impone in queste ore decisioni immediate per bloccare il prelievo incontrollato della risorsa idrica e tentare di salvare il Lago Albano prima che le risposte fisiologiche delle piante si trasformino in un disseccamento irreversibile dell’intero bacino.





















