Si sono ritrovate nel tardo pomeriggio di ieri alla piscina «Tor Tre Teste» di via Candiani, nella periferia est della Capitale: una cinquantina di donne in tutto, per un debutto che ha fatto registrare il sold out. L’obiettivo? Trascorrere due ore di relax e sport in totale riservatezza, tra sole donne, sfruttando la fascia oraria di chiusura dell’impianto.
Tutto esaurito alla piscina di Tor Tre Teste per l’iniziativa della Comunità Islamica. Bloccata una provocazione all’ingresso. Il Municipio V: «Spazio aperto a tutte, anche a chi ha sofferto»
In vasca c’è chi indossa il burkini o l’hijab, chi il classico bikini e chi un semplice pantaloncino corto. Alcune sono arrivate in gruppo, altre accompagnate da mariti e padri rimasti rigorosamente fuori dai cancelli.

L’iniziativa, promossa dalla Comunità Islamica di Roma (CIR) per alcune giornate del mese di agosto, ha però riacceso lo scontro politico ben prima del fischio d’inizio.
La bufera politica e la provocazione dell’influencer
Da un lato le critiche del centrodestra: Fabio Rampelli (FdI) ha parlato di un rischio «Sharjah» e di «segregazione femminile». Dall’altro la difesa del centrosinistra, con Roberto Morassut (Pd) che ha definito l’evento «un atto di civiltà e di inclusione».
Tensioni che hanno rischiato di fare capolino anche a bordo vasca. Nel pomeriggio si è infatti presentato all’ingresso l’influencer Simone Carabella — già noto per precedenti contestazioni durante la Festa Islamica della Capitale — lasciando intendere di non voler abbandonare la corsia dopo aver pagato il biglietto.
Tuttavia, di fronte alla chiusura standard dell’impianto alle 18:30 e al formale invito del personale (mentre fuori erano state allertate le forze dell’ordine), si è allontanato provocatoriamente dichiarando ai presenti di stare «mangiando un panino con la porchetta».
La Comunità Islamica: «Nessuna Sharia, è un progetto per tutte»
Superato il piccolo intoppo, le due ore riservate hanno preso il via regolarmente (mentre la sessione mattutina era saltata per mancato raggiungimento del numero minimo).
A spazzare via le polemiche è la stessa Comunità Islamica. «La nostra attività non è l’imposizione di alcuna Sharia», chiarisce Sabrine Hammami, responsabile dei progetti sociali della CIR.
«È stato un tentativo di strumentalizzazione fallito. Questa piscina non è riservata solo alle musulmane, ma a tutte le donne che non vogliono condividere uno spazio misto: chi per motivi religiosi, chi per fragilità o cicatrici sul corpo che non desidera esporre, o semplicemente per chi soffre l’ansia del giudizio altrui».
Hammami rigetta con forza l’accusa di segregazione: «Esistono già palestre o corsi di acquagym per sole donne. Perché se lo propone la Comunità Islamica diventa uno scandalo? La Costituzione ci garantisce di professare i nostri valori. Questo è un progetto inclusivo, partecipativo e aperto alla cittadinanza».
Il sostegno del Municipio: «Luogo per chi ha sofferto»
Sulla stessa linea Aimen Yousaf, responsabile dell’ufficio stampa della CIR: «Vogliamo solo far godere due ore di relax in sicurezza e senza togliere niente a nessuno, dato che a quell’ora la struttura sarebbe stata comunque chiusa». Tra le partecipanti, anche chi evidenzia il valore sociale dell’evento, come Giovanna Di Matteo: «Importante aderire anche per chi è stata vittima di violenza o non accetta il proprio corpo».
A portare il sostegno delle istituzioni locali è arrivata anche la vicepresidente del V Municipio, Maura Lostia: «Ci è sembrato giusto essere qui. Ci siamo imbattuti in una narrativa sbagliata: un impianto pubblico gestito in questo modo funziona davvero come un luogo di accoglienza per tutte le donne».




















