Piazza dei Cinquecento trasformata in un catino d’asfalto bollente. Lo sostiene lo Studio di architettura IT’S in un servizio pubblicato sul sito web della rivista Artribune.
Piazza dei Cinquecento trasformata in un catino d’asfalto bollente, insorgono gli architetti autori del progetto di rigenerazione urbana e ambientale del sito
Quattro anni dopo l’aggiudicazione dell’appalto di lavori in seguito alla conclusione delle procedure del concorso internazionale per la riqualificazione di Piazza dei Cinquecento e del nodo Termini, l’importante intervento urbanistico in corso nel cuore della capitale avrebbe disatteso in modo evidente i vincoli delineati nel progetto sottraendoli di fatto anche alla supervisione da parte della direzione artistica del cantiere.
Il risultato, secondo IT’S, è che le operazioni di restyling sono precipitate nel rifacimento di una pavimentazione color bitume capace, con la canicola estiva delle ultime settimane, di rendere irrespirabile l’aria e quasi intransitabili i settori dove sotto le suole si addensa l’appiccicume delle superfici appena stese.
Dal concorso di progettazione ai cambi di rotta
Nel dicembre 2020, il Gruppo FS Italiane (con Grandi Stazioni Rail, FS Sistemi Urbani e RFI), insieme a Roma Capitale e con il supporto dell’Ordine degli Architetti di Roma, indisse una competizione d’idee per ripensare all’assetto architettonico urbano dei quattro ettari di spazio pubblico cruciali per la mobilità romana di fronte alla Stazione Termini.
IT’S ha partecipato ed è risultato tra i vincitori della gara con un raggruppamento composto dallo studio francese TVK (capogruppo) da NET Engineering, Artelia Italia, Latitude Platform e altri consulenti come l’archeologa Michela Rustici.
Tuttavia, l’aspetto che sta assumendo la piazza, denuncia IT’S si sta allontanando drasticamente dai render approvati in Conferenza dei Servizi.
Le necessità d’urgenza legate alle scadenze del Giubileo avrebbero portato alla sostituzione del soggetto attuatore: a Grandi Stazioni Rail è subentrata ANAS. Da quel momento, denunciano i progettisti intervistati da Artribune il ruolo del team originario si è ridotto a una marginale assistenza al responsabile unico del procedimento, fino a interrompersi del tutto.
Nonostante i solleciti inviati ad ANAS, FS e al Comune di Roma per rivendicare il valore dell’autorialità architettonica, il gruppo IT’S non è più stato coinvolto nelle scelte operative.
L’asfalto della discordia e i punti critici
La “goccia che ha fatto traboccare il vaso” è stata la recente stesura di un ampio strato di asfalto nella zona del terminal bus per effettuare interventi manutentivi con deviazioni e con lo spostamento temporaneo dei capolinea Atac nel periodo compreso tra il 29 luglio scorso e il prossimo 11 agosto.
Un’operazione in aperta controtendenza con la filosofia originaria della proposta.
Dallo studio IT’S, che opera tra Roma e Parigi, osservano che il ripristino dell’asfalto tradisca il cuore del progetto, che puntava al contrario sulla rimozione delle superfici impermeabili per contrastare l’effetto isola di calore e favorire l’infiltrazione naturale delle acque meteoriche.
Ma i dubbi sollevati dagli architetti riguardano anche altre componenti essenziali del masterplan:
- Mobilità sostenibile: non vi è più traccia del “BikeUp”, il padiglione centrale che avrebbe dovuto ospitare un parcheggio attrezzato per oltre 300 biciclette.
- Servizi e verde: restano incerte le sorti del nuovo padiglione servizi e la reale entità della piantumazione dell’arboreto previsto per rinfrescare l’area.
- Qualità dei materiali: la scelta di finiture a basso costo rischia di compromettere non solo l’estetica, ma anche la resistenza di uno spazio sottoposto a flussi pedonali imponenti.
Una riflessione sulle trasformazioni urbane
La presa di posizione di IT’S esposta in dettaglio su Artribune solleva interrogativi fondamentali sui processi di trasformazione delle grandi metropoli.
Quando le logiche emergenziali e la velocità di esecuzione prendono il sopravvento sui principi di sostenibilità, qualità materiale e continuità intellettuale, il rischio è quello di consegnare alla città un’opera deprivata della sua visione originaria.
Piazza dei Cinquecento, da ambizioso modello di rigenerazione urbana adattato ai cambiamenti climatici, rischia così di trasformarsi in un’ulteriore occasione mancata per la Capitale.
Le critiche della cittadinanza
Nonostante l’opera, di riqualificazione inaugurata nel 2024, con un investimento di 18 milioni di euro.
Lo scontento dei cittadini era emerso pochi mesi dopo ai primi del 2025 quando attivisti civici puntarono l’indice contro le aziende che avevano aperto il cantiere accusandole di essersi limitate a una “romanella”, come in gergo di definisce un lavoro edile di poco conto, su quella che in realtà è una porta d’ingresso alla città da parte di chi arriva o parte dalla Stazione Termini. Una porta collocata su una landa desolata con un’area pedonale troppo vasta e pochi giardini e spazi per la socializzazione.
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