I Castelli Romani si candidano a Capitale Italiana della Cultura 2029. Una proposta al tempo stesso singolare e accattivante oltre che forse senza precedenti trattandosi di 17 realtà che si presentano come un’unica “città diffusa”.
I Castelli Romani si candidano a Capitale Italiana della Cultura 2029, già iniziata l’elaborazione del dossier che servirà per concorrere all’assegnazione del prestigioso titolo
Un territorio unico, una storia millenaria e, per la prima volta, una sola grande voce. L’Assemblea dei Sindaci del Consorzio Sistema Castelli Romani ha, infatti, approvato all’unanimità la presentazione della propria candidatura ufficiale a quest’importante appuntamento foriero, nel caso di un’aggiudicazione, di ricadute anche sul piano turistico e commerciale.
La decisione, formalizzata nella seduta del 29 luglio 2026, segna una svolta profonda per l’area castellana. Per la prima volta, ben diciassette Comuni hanno scelto di superare storici particolarismi per presentarsi uniti su scala nazionale.
Un’alleanza strategica nata per valorizzare un patrimonio straordinario di storia, biodiversità, paesaggio, enogastronomia e ricerca scientifica, stratificato in oltre tremila anni di civiltà.
Il dossier e la visione della “città diffusa”
È già iniziata la fase di redazione del dossier ufficiale, sviluppato attraverso un percorso aperto che vede il coinvolgimento diretto di istituzioni, associazioni, operatori culturali, università, imprese e cittadini. L’obiettivo comune è ridisegnare l’identità del territorio alla luce di una visione urbanistica e culturale policentrica
L’intuizione dell’architetto Paolo Portoghesi
Un’impostazione che richiama apertamente l’intuizione dell’architetto Paolo Portoghesi del 1982: concepire gli insediamenti attuali come i poli di una “città diffusa” o “città-parco”.
In questo genere di modelli urbanistici, le singole realtà mantengono la propria identità diventando unità complementari di una rete organica, in grado di contrapporre alla vicina metropoli romana una competitività basata su un nuovo e sostenibile rapporto con la natura.
Come sottolineato dal Presidente del Consorzio, Giuseppe De Righi: “La candidatura nasce dalla consapevolezza che i Castelli Romani rappresentino un sistema territoriale omogeneo e riconoscibile, capace di coniugare il proprio straordinario patrimonio storico e ambientale con una vivace realtà culturale e una forte vocazione all’innovazione».
Un entusiasmo condiviso anche dai rappresentanti dei singoli territori. Chiara Ercoli, vicesindaco e assessora alla Cultura di Velletri, ha parlato di “una comunità in marcia” mentre il sindaco di Colonna, Fausto Giuliani, ha evidenziato come l’unione consortile permetta anche ai centri più piccoli ma ricchi di storia di cogliere grandi opportunità di rilancio nazionale.
I tre pilastri e i prossimi passaggi
Il progetto culturale poggia su tre assi fondamentali:
- Origini: valorizzazione dell’archeologia, della storia, dei miti e delle tradizioni storiche.
- Paesaggio: tutela dell’ambiente, della biodiversità e dell’eccellenza enogastronomica.
- Futuro: spinta su ricerca, innovazione e nuove tecnologie, facendo leva sull’eccellenza di poli scientifici di livello internazionale presenti nell’area (tra cui CNR, ENEA, INGV, INAF, ESA ESRIN, Frascati Scienza e l’Università di Tor Vergata).
A sostegno del dossier c’è una solida rete istituzionale che comprende la Città Metropolitana di Roma Capitale, il Parco dei Castelli Romani, il Parco dell’Appia Antica e i Musei Vaticani.
La tabella di marcia
La tabella di marcia prevede la consegna ufficiale del dossier al Ministero della Cultura entro il 23 settembre 2026, in vista della proclamazione finale del vincitore nel 2027.
Un percorso ambizioso che guarda al modello vincente dell’Aquila, Capitale italiana della Cultura per l’anno in corso grazie a uno studio intitolato “L’Aquila Città Multiverso” risultato vincente sulle nove concorrenti finaliste (tra cui Alba, Rimini, Treviso, Gaeta e Latina). Un obiettivo simile a quello che punta a trasformare l’unione dei Castelli Romani in un motore di rinascita culturale per l’intero Paese.



















