La comparsa del cartello di cantiere nel Parco del Mare di Ostia avrebbe dovuto rappresentare un momento di chiarezza per un’opera pubblica da oltre 16 milioni di euro, finanziata anche con fondi europei FESR. Secondo LabUr, però, il documento arrivato dopo oltre un mese dall’avvio delle attività non risolve le domande già emerse, ma ne aggiunge di nuove, alimentando il dibattito sulla trasparenza dell’intervento.
Il cartello del cantiere del Parco del Mare di Ostia riaccende il confronto sull’opera. LabUr chiede chiarimenti su lavori, autorizzazioni, bonifica bellica e trasparenza amministrativa
L’associazione, che da settimane segue da vicino l’evoluzione del progetto attraverso richieste di accesso agli atti, verifiche documentali e segnalazioni alle istituzioni, sottolinea come il cartello sia stato installato soltanto dopo il proprio interessamento e quello della Prefettura. Una circostanza che, secondo LabUr, evidenzia l’importanza del controllo civico nelle grandi opere pubbliche.
Uno dei primi aspetti su cui si concentra l’attenzione riguarda la cronologia dei lavori. Sul cartello viene infatti indicata la data del 18 giugno 2026 come inizio dell’intervento, mentre la notifica preliminare prevista dalla normativa sulla sicurezza nei cantieri risulterebbe datata 22 giugno. Per LabUr sarà necessario chiarire se quel documento rappresenti una prima comunicazione o un aggiornamento successivo, così da verificare la corretta successione degli adempimenti previsti dalla legge.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è poi la questione della bonifica bellica. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, le operazioni di bonifica risulterebbero ancora in corso, un elemento che rende necessario comprendere quali lavorazioni siano state realmente eseguite all’interno del cantiere del Parco del Mare di Ostia e se tutte le attività siano state avviate nelle condizioni previste dalle procedure.

Tra i punti ritenuti più delicati emerge anche il tema del demanio marittimo. LabUr richiama infatti la documentazione prodotta da Roma Capitale nell’ambito del Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA), dalla quale risulterebbe che l’area occupata dal cantiere ricada all’interno del demanio marittimo. Da qui nasce una domanda che l’associazione considera centrale: con quale titolo giuridico è stata occupata quell’area? Esistono autorizzazioni specifiche o una concessione demaniale che consenta l’utilizzo del suolo interessato dai lavori? Sono interrogativi che, secondo LabUr, meritano una risposta chiara da parte degli enti competenti.
Anche la trasparenza amministrativa rappresenta uno dei temi principali della vicenda. Pur indicando le imprese esecutrici, il cartello non consentirebbe, secondo l’associazione, di ricostruire in maniera completa l’intero iter dell’appalto. Restano infatti da acquisire documenti ritenuti fondamentali, come il progetto esecutivo validato, il verbale di consegna delle aree, il contratto di appalto, gli eventuali provvedimenti relativi al demanio marittimo e tutta la documentazione collegata alla bonifica bellica.
Per LabUr, il punto centrale non è soltanto il cartello comparso nel cantiere, ma la necessità che un’opera di questa portata sia accompagnata dalla massima trasparenza, soprattutto considerando l’utilizzo di risorse pubbliche ed europee. L’associazione ribadisce che continuerà a monitorare l’evoluzione del Parco del Mare di Ostia, chiedendo agli enti coinvolti di rendere disponibili gli atti necessari a ricostruire ogni fase dell’intervento.
Le questioni sollevate da LabUr rappresentano, allo stato attuale, richieste di chiarimento rivolte alle amministrazioni competenti.
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