Un anonimo capannone alla Borghesiana nascondeva una vera e propria officina clandestina per lo smantellamento di veicoli rubati. Qui i Carabinieri della Compagnia Piazza Dante hanno fatto irruzione, sorprendendo cinque uomini al lavoro e sequestrando macchinari industriali, strumenti di precisione e inibitori di frequenza utilizzati per ripulire le auto rubate a Roma.
Carabinieri seguono le tracce di un’auto e scoprono la centrale di smontaggio: sequestrata officina attrezzata con avvitatori pneumatici, smerigliatrici e un compattatore per distruggere le carcasse
L’operazione nasce dal lavoro di tracciamento seguito al furto di un’automobile avvenuto nel cuore della Capitale. Tirando i fili delle indagini e monitorando gli spostamenti legati ai circuiti del riciclaggio, i Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante sono arrivati nella periferia est della città, precisamente in via Carlo Fornara, nel quartiere Borghesiana.
Una zona all’apparenza tranquilla, caratterizzata da strutture artigianali e spazi industriali dove i movimenti quotidiani rischiavano di passare del tutto inosservati.
Una volta giunti sul posto, i militari si sono trovati di fronte a un complesso perfettamente organizzato, strutturato non come un semplice deposito fortuna, ma come un’officina meccanica di altissimo livello. Un vero e proprio polo logistico per lo stoccaggio, lo smontaggio sistematico e la demolizione controllata delle auto di provenienza illecita, operativo a pieno ritmo per rifornire il mercato nero dei ricambi usati.
Il blitz e le mani sull’auto rubata
Al momento dell’irruzione, i Carabinieri hanno sorpreso cinque persone all’interno della struttura, intente a lavorare con ritmi coordinati intorno a un veicolo. Gli uomini — due italiani di 28 e 50 anni, un venezuelano di 52 anni, un polacco di 53 anni e un lettone di 61 anni — stavano letteralmente cannibalizzando una Volkswagen Tiguan.

Gli accertamenti immediati hanno confermato che la vettura era stata rubata soltanto pochi giorni prima, il 24 giugno, nelle vie del centro di Roma.
Tutti e cinque gli individui sono stati bloccati sul posto prima che potessero tentare la fuga o sbarazzarsi degli strumenti di lavoro. Nei loro confronti è scattato l’arresto immediato con l’accusa di ricettazione. Le parti della Tiguan già rimosse sono state messe in sicurezza dal personale dell’Arma per poi essere restituite al legittimo proprietario.
La tecnologia del crimine e i macchinari industriali
A colpire gli investigatori è stata la dotazione tecnica e professionale reperita all’interno dell’officina. Ogni angolo del capannone era stato attrezzato per rendere le operazioni di smontaggio chirurgiche e rapidissime: impianti di sollevamento idraulici per sollevare gli automezzi, postazioni da lavoro complete, banchi da officina professionali, smerigliatrici, avvitatori pneumatici e un’ampia gamma di utensili elettrici specializzati per separare la carrozzeria dalle componenti meccaniche senza danneggiarle.
Per blindare l’attività illecita da sguardi indiscreti e dai controlli delle forze dell’ordine, la banda utilizzava anche sofisticati dispositivi tecnologici.
Tra i materiali sequestrati spicca un jammer, un inibitore di frequenze ad alta potenza impiegato per schermare i segnali radio ed eludere la localizzazione dei sistemi antifurto satellitari installati a bordo delle auto rubate. Infine, per eliminare qualsiasi traccia dei telai una volta spogliati, la struttura era dotata persino di un compattatore industriale, capace di ridurre le carcasse metalliche in blocchi irriconoscibili. L’intera area, insieme alle attrezzature e a tutti i componenti rinvenuti, è stata posta sotto sequestro giudiziario.

















