L’omicidio di Cosimo Ciminiello, ucciso a Nettuno per un debito di 10 euro: 17 anni al killer

Massimiliano Santachiara condannato in primo grado per il delitto di via Lucania. Il possibile movente per la fine drammatica di Cosimo Ciminiello, neo-papà di 37 anni

Cosimo Ciminiello

Diciassette anni di reclusione per aver spento la vita di un giovane papà a bruciapelo, sembra per un debito di droga di appena 10 euro. Si chiude così il primo capitolo giudiziario sull’omicidio di Cosimo Ciminiello, il 37enne di Nettuno freddato la sera del 23 marzo 2025 a due passi dal parco Palatucci.

Massimiliano Santachiara condannato in primo grado per il delitto di via Lucania. Il possibile movente per la fine drammatica di Cosimo Ciminiello, neo-papà di 37 anni

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Fabrizio Basei, ha letto la sentenza di condanna per il presunto killer, il 29enne Massimiliano Santachiara, che lo scorso febbraio aveva optato per il rito abbreviato.

Santachiara, finito in carcere nei giorni a ridosso dei funerali della vittima, è stato ritenuto colpevole di omicidio volontario non aggravato e detenzione abusiva di armi in luogo pubblico.

A suo carico anche una condanna per un fatto successivo: l’essere stato trovato in possesso di un telefono cellulare all’interno del penitenziario di Velletri.

Il giudice lo ha invece assolto dall’accusa di ricettazione per la Beretta serie 70 calibro 22, l’arma con cui è stato ucciso Ciminiello e che non è mai stata ritrovata.

Per i legali della difesa, Sandro Marcheselli e Angela Porcelli, che avevano contestato la tenuta delle testimonianze e degli indizi, si tratta di una condanna che riduce la richiesta iniziale del pubblico ministero Vincenzo Antonio Bufano, il quale aveva sollecitato 20 anni di reclusione.

Per i familiari di Cosimo — la moglie, i genitori e la figlioletta, al momento dell’omicidio di pochi mesi — sono stati intanto disposti risarcimenti provvisionali le cui cifre definitive saranno stabilite in sede civile.

La trappola in via Lucania

La tragedia si era consumata in pochi istanti la sera di domenica 23 marzo 2025 in via Lucania, proprio sotto l’abitazione della famiglia della vittima, dove Santachiara si era recato in compagnia della compagna incinta. Nonostante la totale assenza di testimoni oculari in strada al momento dello sparo, gli inquirenti erano riusciti a stringere il cerchio attorno al sospetatto in una decina di giorni.

Decisive erano state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che avevano immortalato l’auto di Santachiara mentre fuggiva a fari spenti e a tutta velocità subito dopo l’omicidio.

Ma a squarciare il velo sul dramma erano state soprattutto le parole della moglie di Ciminiello. La donna sapeva che il marito aveva un appuntamento e, mentre lui si trovava in via Lucania, era in chat sul cellulare con lui. All’improvviso, dal microfono dello smartphone, aveva sentito Cosimo pronunciare una frase spezzata, tra lo stupito e l’incredulo: “Bro, ma che sei matto? Stavo a giocà”.

Poi il silenzio assordante. Preoccupata e colta da un tragico presentimento, la donna era corsa disperatamente sul posto, trovando il marito ormai esanime sull’asfalto.