Mario Adinolfi, giornalista e scrittore, deputato della Repubblica nella XVI legislatura, pokerista e leader del Popolo della Famiglia, è finito ai domiciliari, travolto da un’inchiesta che ha svelato in queste ore un buco di milioni di euro e un sistema capace di fagocitare i risparmi di moltissimi investitori privati.
Soldi spariti nel nulla: Mario Adinolfi accusato di aver intascato i risparmi di privati simulando scommesse collettive
I militari della Guardia di Finanza hanno eseguito l’arresto del noto giornalista e leader del movimento politico Popolo della Famiglia, con un provvedimento restrittivo, che ha portato l’uomo direttamente alla misura cautelare degli arresti domiciliari.
Gli inquirenti hanno formulato a suo carico le pesanti accuse di truffa ed evasione fiscale, scaturite da una complessa attività investigativa sul territorio. Le indagini hanno preso il via anche in seguito ai riflettori accesi sul caso da una nota trasmissione televisiva giornalistica, la quale aveva sollevato forti dubbi sulla trasparenza delle attività finanziarie gestite dall’indagato.
Il quadro indiziario raccolto dai finanzieri ha spinto i magistrati a emettere l’ordinanza restrittiva per frenare il prosieguo delle condotte illecite contestate.
Il meccanismo illecito della scommessa collettiva
Al centro dell’intera impalcatura accusatoria, secondo la Guardia di Finanza, si trova un particolare stratagemma finanziario che gli investigatori hanno definito come il sistema della scommessa collettiva.
Secondo le ipotesi di indagine, attraverso questo specifico circuito e sfruttando la propria notorietà , Adinolfi sarebbe riuscito a raccogliere ingenti somme di denaro liquido da un numero elevato di privati cittadini. Ai soggetti interessati, sarebbero stati formalmente prospettati e promessi rendimenti economici molto elevati, derivanti da una serie di giocate e scommesse nel settore sportivo.
Tali promesse di guadagno però, si sarebbero rivelate del tutto prive di fondamento normativo e pratico. Per una larghissima parte dei partecipanti al fondo, infatti, l’operazione si è tradotta nella mancata restituzione del capitale inizialmente investito, lasciando decine di risparmiatori privati con i conti svuotati.
I reati contestati, i canali web e l’acquisto di beni di lusso
Le ipotesi di reato contestate a Mario Adinolfi comprendono la truffa aggravata e continuata, l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, l’abusivismo finanziario e l’omessa dichiarazione dei redditi.
Le indagini, condotte dalla Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Roma insieme al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Roma, hanno accertato che il sistema della scommessa collettiva, denominato Betting Group, veniva promosso e ideato direttamente attraverso i canali dei social network.
L’indagato avrebbe attirato i clienti promettendo rendimenti elevati e garantiti, superiori ai tassi del mercato finanziario, millantando l’uso di presunti algoritmi e di strategie di puntata infallibili. In questo modo i risparmiatori sono stati indotti a versare ingenti somme per comprare quote di partecipazione, arrivando in alcuni casi a superare la cifra di 100.000 euro per singola vittima, senza poi ricevere i guadagni promessi o la restituzione del capitale.
L’analisi dei conti correnti effettuata nell’ultimo quinquennio ha quantificato la raccolta precisa in oltre 4.700.000 euro. Di questo denaro, solo una minima parte sarebbe stata effettivamente impiegata nelle scommesse sportive, mentre la fetta principale dei fondi sarebbe stata dirottata verso terzi o utilizzata per finanziare spese personali e l’acquisto di beni di lusso, tra cui quadri, orologi, imbarcazioni, viaggi, lingotti e monete straniere.
Il danno economico milionario e i privati raggirati
Il bilancio complessivo della presunta frode finanziaria orchestrata attorno al meccanismo delle scommesse è enorme. Secondo i calcoli dettagliati effettuati dagli specialisti della Guardia di Finanza, il danno complessivo arrecato ai cittadini truffati si avvicina alla cifra di 5.000.000 di euro.
Questo enorme flusso di denaro, sottratto pezzo dopo pezzo a persone che avevano riposto fiducia nei rendimenti promessi, costituisce il nucleo principale dell’accusa di truffa aggravata.
Molti dei soggetti coinvolti hanno perso risparmi di una vita dentro un circuito che non garantiva alcuna reale copertura finanziaria, alimentando un buco milionario che ha poi fatto scattare le denunce formali da cui è partita l’azione della magistratura ordinaria.
L’evasione fiscale parallela ai danni dello Stato
Oltre alla colossale truffa perpetrata ai danni dei risparmiatori privati, gli accertamenti fiscali ed economici dei finanzieri hanno portato alla luce un secondo filone di illeciti di natura prettamente tributaria.
Gli inquirenti contestano infatti a Mario Adinolfi un’evasione fiscale quantificata precisamente in altri 400.000 euro. Questa somma specifica sarebbe il frutto di imposte e tasse mai dichiarate e mai versate nelle casse dello Stato italiano, che sarebbero derivanti proprio dai flussi finanziari non tracciati che transitavano nei conti collegati alle attività di scommessa.
Un’evasione fiscale, che si va così ad aggiungere ai 5.000.000 di euro sottratti ai privati, completando il perimetro dell’ordinanza che ha costretto il politico ai domiciliari in attesa del processo.
Il sequestro preventivo
Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari, i finanzieri hanno dato avvio a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di denaro per un valore superiore a 400.000 euro.
Un dettaglio temporale fondamentale poi, riguarda la cifra, considerata il profitto diretto dell’evasione fiscale e dell’omessa dichiarazione dei redditi, che sarebbe stata conseguita dall’indagato nell’arco di un solo anno d’imposta.Â
Il provvedimento è nella fase delle indagini preliminari, pertanto il leader politico è da considerarsi presunto innocente, fino all’accertamento dei fatti con sentenza definitiva.


















