Famiglia massacrata a Casalotti, sequestrata l’arma del delitto: l’unico superstite ricoverato al Gemelli

Famiglia massacrata a Casalotti, impressa una svolta al giallo: l'analisi dell'arma del delitto e la testimonianza del figlio sopravvissuto si stringono sull'assassino

Foto di archivio

Gli ultimi drammatici sviluppi sulla strage di Casalotti confermano la brutale ferocia del triplice omicidio consumato in via Montiglio. Gli agenti della Polizia Scientifica hanno rinvenuto e sequestrato nell’appartamento del massacro la presunta arma utilizzata per trucidare padre, madre e una bambina di appena otto anni.

Famiglia massacrata a Casalotti, impressa una svolta al giallo: l’analisi dell’arma del delitto e la testimonianza del figlio sopravvissuto si stringono sull’assassino

Sono andati avanti tutta la notte i rilievi della polizia scientifica che dalla tarda serata di ieri venerdì 26 giugno, si trovano nel condominio al civico 35 di via Montiglio, nella zona tra Pineta Sacchetti e Casalotti,  teatro di una delle più brutali carneficine degli ultimi anni a Roma.

Un intero nucleo familiare, originario del Bangladesh, è stato quasi completamente cancellato in pochi minuti di incontrollabile follia. I corpi senza vita di Kamal Uddin, 39 anni, e di sua moglie Jahan Momotaj, 38 anni, sono stati rinvenuti all’interno dell’abitazione in un lago di sangue.

Accanto a loro, la vittima più indifesa: la figlioletta A. di soli 8 anni, stroncata dalla medesima furia omicida. I tre sono stati bersagliati da profonde ferite da taglio che non hanno lasciato loro alcuno scampo, rendendo inutili i tempestivi soccorsi del personale sanitario dell’ARES 118 giunto sul posto. Una violenza cieca che ha sconvolto l’intera comunità locale.

Le indagini e il ritrovamento dell’arma del delitto

Subito dopo l’allarme, l’area circostante l’edificio è stata blindata. Via Montiglio è stata interamente cinturata e chiusa al traffico da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, tra volanti della Polizia di Stato e pattuglie dei Carabinieri, per preservare la scena del crimine.

Le indagini, affidate agli investigatori della Squadra Mobile di Roma e del commissariato Aurelio, hanno fatto registrare una svolta cruciale già durante i primi rilievi tecnici.

Gli agenti della Polizia Scientifica, impegnati a repertare le tracce ematiche e i profili biologici nell’appartamento dell’orrore, hanno infatti individuato e sequestrato l’arma presumibilmente utilizzata per compiere la strage.

Si tratta, come riferisce Adnkronos, di una pesante mannaia da cucina, un attrezzo da macellaio con cui l’assassino ha infierito sui tre corpi. L’arma è stata immediatamente inviata ai laboratori per gli accertamenti dattiloscopici e del DNA, necessari a identificare con certezza la mano che l’ha impugnata.

Il figlio sopravvissuto al Gemelli

In quel perimetro di morte, una quarta persona è miracolosamente riuscita a sfuggire al destino del resto del nucleo familiare.

Si tratta del figlio primogenito della coppia, un ragazzo di 20 anni appena compiuti. Il giovane è rimasto gravemente ferito nel corso dell’assalto ravvicinato ma, sfruttando una disperata reazione, è riuscito a scappare e a sottrarsi alla furia del killer.

Soccorso in strada, il ragazzo è stato trasportato d’urgenza in codice rosso al Policlinico Gemelli. Sebbene le sue condizioni restino serie a causa dei traumi e delle ferite riportate, i medici hanno fortunatamente escluso il pericolo di vita.

Il 20enne si trova ora piantonato in ospedale. La sua imminente testimonianza davanti agli inquirenti viene considerata un tassello decisivo per fare piena luce sulla dinamica esatta dei fatti e per dare un nome al carnefice.

Le indagini sul movente e la scia di sangue

Gli investigatori della Squadra Mobile stanno scavando a fondo nella vita privata delle vittime per dare una spiegazione all’eccidio. Al momento, la Polizia non esclude alcuna pista, anche se l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti sembra convergere verso un improvviso e devastante raptus consumatosi tra le mura domestiche o nell’alveo di stretti rapporti personali.

Gli accertamenti d’archivio hanno confermato che i coniugi Uddin erano del tutto regolari e non avevano alcun tipo di precedente penale o di polizia, elemento che rende il delitto ancora più enigmatico.

La caccia all’uomo è serrata in tutta la periferia ovest della Capitale per rintracciare l’aggressore in fuga. Questo triplice omicidio si inserisce in una settimana drammatica per Roma, già scossa nei giorni scorsi dai delitti di Primavalle e di Ostia Antica.