Quattro smartphone perfettamente funzionanti, due caricabatterie e quasi 60 grammi di hashish. È il bilancio del “bottino” illegale rinvenuto ieri all’interno dell’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo, a Roma. Il materiale è stato intercettato e sequestrato dagli agenti della Polizia Penitenziaria nel corso di una normale attività di perquisizione ordinaria.
Maxi sequestro della Polizia Penitenziaria durante una perquisizione ordinaria a Casal del Marmo
A rendere noto l’episodio è il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che ha espresso il proprio plauso ai colleghi per la professionalità e la tempestività dimostrate in un contesto delicato come quello detentivo minorile.
Il plauso del sindacato: “Un argine contro la criminalità interna”
Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ha voluto sottolineare il valore strategico dell’operazione: “Ancora una volta emerge con assoluta evidenza quanto sia determinante il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria nel garantire la sicurezza degli istituti.
Questo sequestro conferma l’efficacia delle attività di vigilanza e controllo svolte da personale che, ogni giorno, contrasta l’ingresso di oggetti illeciti destinati ad alimentare traffici e condotte criminali persino dietro le sbarre“.
Un sistema sotto pressione: l’appello alle istituzioni
Il caso di Casal del Marmo riaccende però i riflettori sulle criticità croniche che affliggono le carceri italiane, non ultime quelle minorili.
Maurizio Somma, segretario nazionale del Sappe per il Lazio, ha evidenziato come l’eccellente risultato sia stato ottenuto nonostante le forti difficoltà strutturali. I turni e le attività di controllo, infatti, vengono spesso gestiti con personale ridotto rispetto alle reali esigenze operative.
Denunciata anche la situazione della strumentazione obsoleta. Manca ancora una copertura tecnologica totale in grado di schermare o rilevare l’introduzione di dispositivi elettronici.
Il sindacato ha quindi lanciato un nuovo appello accorato alle istituzioni. Le richieste sul tavolo sono chiare: interventi concreti per rafforzare la sicurezza, un piano straordinario di assunzioni per incrementare gli organici e l’adozione di tecnologie di ultima generazione per prevenire l’introduzione di droga e telefoni.
“La sicurezza delle carceri – ha concluso Capece – passa innanzitutto attraverso la valorizzazione del lavoro dei nostri agenti. Ogni sequestro non è solo un successo interno, ma un servizio reso all’intera collettività”.



















