La terra della Tuscia restituisce un tesoro intatto, una tomba etrusca sfuggita per oltre duemila e seicento anni ai saccheggi dei clandestini. Nella necropoli di San Giuliano, in località Caiolo, nel comune di Barbarano Romano, gli archeologi hanno aperto una camera sepolcrale sigillata dalla fine del VII secolo a.C. Un ritrovamento definito “eccezionale” dagli esperti, che promette di riscrivere i dettagli sui riti funebri e sullo status sociale dell’aristocrazia etrusca nel pieno del periodo orientalizzante.
Scoperta eccezionale a Barbarano Romano: aperta una tomba etrusca intatta del VII secolo a.C. con due scheletri, armi e vasi preziosi. Battuti i tombaroli
La scoperta è il frutto dello scavo sistematico condotto dagli studiosi della Baylor University (Texas), sotto la direzione del professor Davide Zori, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale (guidata per l’area dalla dottoressa Barbara Barbaro) e d’intesa con il Ministero della Cultura.
Il letto di pietra e il mistero del secondo corpo
Dopo aver rimosso con cura millimetrica la grande lastra di chiusura che sigillava l’ingresso, gli archeologi si sono trovati di fronte a un contesto congelato nel tempo. All’interno della camera, adagiati su un letto sepolcrale molto largo, riposano i resti parzialmente conservati di due individui.
Il corredo funebre: Accanto ai corpi sono emersi olle, calici in bucchero, almeno un aryballos (un piccolo vaso per unguenti e profumi) e numerose altre stoviglie rituali, ancora parzialmente coperte dalla terra di infiltrazione.

La presenza di una punta di lancia accanto a uno dei due corpi non lascia dubbi sul sesso maschile del primo guerriero. Chi sia il secondo ospite resta per ora un mistero che solo le analisi antropologiche dei prossimi mesi potranno svelare: potrebbe trattarsi della moglie o, data la disposizione, di un bambino.
Una “Via Sacra” contro i tombaroli: la vittoria della tutela
Il valore della scoperta raddoppia se si guarda al contesto. Il sito del Caiolo conta oltre 500 tombe, ma la quasi totalità è stata depredata nel corso dei secoli. Questa scoperta arriva a un anno esatto da un altro clamoroso successo: il 27 giugno dello scorso anno, infatti, l’équipe aveva individuato un primo tumulo inviolato. Il ritrovamento di una seconda tomba intatta a pochi metri di distanza, a distanza di dodici mesi, dimostra che la strategia di vigilanza sta funzionando.
Nel giugno dello scorso anno era stato scoperto il primo tumulo intatto. Nei giorni scorsi l’individuazione della seconda struttura adiacente, aperta ieri. In un’area storicamente devastata dallo scavo clandestino, trovare due contesti integri è il segno tangibile che la collaborazione tra istituzioni, università e comunità locale ha finalmente sbarrato la strada ai tombaroli.
“Contiamo di continuare le ricerche nei prossimi anni in quella che si sta delineando come una vera e propria via sacra”, il commento del professor Davide Zori. La necropoli di San Giuliano si conferma così uno dei paesaggi funerari più ricchi e promettenti dell’Etruria Meridionale, capace di aprire nuove, straordinarie prospettive sulla storia e sui segreti del popolo degli Etruschi.





















