Nuove truffe Instagram e Tik Tok: promettono Spotify Premium e Office gratis ma rubano i dati personali

Aumentano le campagne phishing sui social: nel mirino utenti giovani e persone fragili. Gli esperti segnalano malware in grado di sottrarre credenziali, cookie e dati bancari

Truffa Instagram e Tik Tok

Le nuove truffe online non passano più soltanto da email sospette o falsi SMS. Sempre più campagne phishing stanno infatti sfruttando TikTok e Instagram per diffondere malware e rubare dati personali attraverso video apparentemente innocui. A lanciare l’allarme sono i ricercatori di sicurezza informatica di ReversingLabs, che nelle ultime settimane hanno individuato decine di contenuti virali capaci di promettere accessi gratuiti a servizi a pagamento come Spotify Premium, Microsoft Office o Windows. Dietro quei tutorial, però, si nascondono software malevoli progettati per infettare computer e sottrarre informazioni sensibili.

Come funzionano le nuove truffe su TikTok e Instagram

Il meccanismo è semplice e sfrutta la curiosità degli utenti. I video mostrano presunti “trucchi” per ottenere programmi premium gratis senza abbonamento. In molti casi compaiono tutorial con voce generata dall’intelligenza artificiale, falsi consigli tecnici, schermate di Spotify Premium o Microsoft Office già attivati, istruzioni da copiare sul computer.

L’utente viene invitato ad aprire PowerShell, il terminale di Windows, e a incollare alcuni comandi. Quei codici, però, non attivano alcun servizio gratuito: scaricano malware direttamente sul dispositivo. Secondo gli esperti, una delle minacce più diffuse in queste campagne è Vidar Stealer, un infostealer molto utilizzato nel cybercrime internazionale.

Nuove truffe Instagram e Tik Tok: promettono Spotify Premium e Office gratis ma rubano i dati personali 1

Cosa può rubare il malware Vidar

Una volta installato, il malware può accedere a numerosi dati personali salvati sul computer o nel browser. Tra le informazioni più a rischio ci sono: password salvate nei browser, dati di compilazione automatica, cookie di sessione, token di autenticazione, dati bancari, wallet di criptovalute, informazioni legate alla doppia autenticazione (2FA). In alcuni casi il malware modifica anche le impostazioni di sicurezza di Windows per evitare il rilevamento da parte dell’antivirus.

Molte campagne utilizzano profili social costruiti per sembrare ufficiali. Alcuni account usano nomi come “windows.tips”, “windows.insights” o pagine che imitano Spotify o Microsoft. I contenuti sono realizzati con grafica professionale, loghi ufficiali e hashtag tecnici per comparire accanto ai veri tutorial informatici.

Su TikTok, invece, il sistema più diffuso punta sulla viralità: video brevi mostrano utenti che utilizzano Spotify Premium gratis e invitano a chiedere istruzioni nei commenti o nei messaggi privati. Il passaggio finale resta sempre lo stesso: l’utente viene reindirizzato verso siti esterni o download dannosi.

Perché queste truffe funzionano così bene e come difendersi

I criminali informatici stanno imparando a sfruttare gli algoritmi social come veri professionisti del marketing digitale. Like, commenti, condivisioni e salvataggi aumentano rapidamente la visibilità dei contenuti sospetti, permettendo alle truffe di raggiungere milioni di utenti in poche ore. Molte persone oggi diffidano delle email phishing tradizionali, ma tendono ancora a fidarsi dei contenuti pubblicati sui social network. È proprio questo il punto debole sfruttato dagli hacker.

Gli esperti consigliano alcune regole fondamentali per evitare infezioni malware e furti di dati:

  • scaricare software solo dai siti ufficiali;
  • evitare versioni crackate o “premium gratis”;
  • non eseguire comandi PowerShell trovati online;
  • non cliccare link presenti in bio sospette;
  • verificare sempre firma digitale ed editore dei file;
  • utilizzare antivirus aggiornati con protezione in tempo reale;
  • attivare autenticazione a due fattori sugli account principali.

Un altro consiglio importante riguarda proprio TikTok e Instagram: segnalare sempre contenuti sospetti aiuta a rallentare la diffusione delle campagne phishing.