Sequestrata, picchiata e costretta a spacciare per un debito di droga: tre arresti tra Roma e provincia

La trentenne è stata sequestrata in più occasioni tra Finocchio e Palestrina, minacciata con una pistola

Donna sequestrata per un debito di droga

Sequestrata e costretta a vendere droga per saldare un debito con una pusher. E’ l’inferno vissuto da una 30enne residente a Monte Compatri, vittima di un gruppo di malviventi che hanno approfittato della sua condizione di fragilità legata alla tossicodipendenza. A mettere fine al calvario della giovane donna sono stati i Carabinieri. Gli uomini dell’Arma, coordinati dalla Procura di Roma e dalla DDA, hanno arrestato tre persone. Per tutti, l’accusa è quella di sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso.

La trentenne è stata sequestrata in più occasioni tra Finocchio e Palestrina, minacciata con una pistola

Dal drammatico spaccato di violenza e sfruttamento ricostruito dagli inquirenti tra la periferia romana e la provincia, è emerso che i sequestri lampo servivano a costringere la trentenne a saldare il denaro richiesto. La 30enne veniva prelevata e poi segregata in più occasioni dai suoi aguzzini, che mettevano a disposizione degli immobili situati tra la borgata romana di Finocchio e il comune di Palestrina. Gli indagati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere erano già ai arresti domiciliari per altri reati.

La minaccia delle armi e le violenze fisiche

Durante i giorni di prigionia, la giovane – consumatrice di crack – ha vissuto un vero e proprio incubo: oltre a subire continue violenze fisiche, è stata minacciata con una pistola e obbligata a vendere droga al dettaglio sotto il totale controllo dei suoi carcerieri. Un quadro inquietante che testimonia la violenza con cui la donna è stata costretta a confrontarsi a causa del debito contratto con una 40enne domiciliata nel comune di Monte Porzio Catone.

I tabulati telefonici e i video che incastrano gli indagati

A delineare le responsabilità dei tre indagati è stata un’attività investigativa basata principalmente sull’incrocio dei tabulati telefonici e sull’analisi dei filmati della videosorveglianza. Attraverso questi riscontri tecnologici, i Carabinieri sono riusciti a mappare con precisione gli spostamenti dei sospettati, a verificare i contatti avvenuti nei momenti cruciali del sequestro e a raccogliere così gli elementi necessari a comporre un solido quadro indiziario a loro carico.

Il precedente: la cattura della pusher e il sequestro del revolver

Il blitz di oggi è lo sviluppo di un primo intervento scattato il 26 luglio 2025, giorno in cui la trentenne era riuscita a scappare e a dare l’allarme. Appena tre giorni dopo, il 29 luglio 2025, i Carabinieri avevano già bloccato la pusher 40enne mentre tentava di far perdere le sue tracce. Durante quel primo fermo, i militari avevano anche scovato e sequestrato l’arma delle minacce: un revolver calibro 38.