Scoperti e salvati a Roma dei manifesti storici. Risalenti agli anni Quaranta del secolo scorso, erano ancora attaccati su via Cola di Rienzo, riemersi quasi per caso dopo la rimozione di alcune vetrine commerciali. Da qui il salvataggio, fino alle polemiche: una volta annunciato il distacco, il restauro e il futuro trasferimento all’interno del nuovo Mercato dell’Unità, si sono scatenati i “puristi” della memoria urbana.
I manifesti ritrovati a Roma saranno trasferiti nel nuovo Mercato dell’Unità. Ma c’è chi è contrario
Il Primo Municipio ha rivendicato l’intervento per tutelare questo piccolo pezzo di storia della città, ma l’operazione ha immediatamente spaccato l’opinione pubblica sul web.
L’intervento e il piano per il futuro
I manifesti sono stati rimossi grazie all’intervento tempestivo dell’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (Icapl) della Direzione Generale Archivi. Sotto la supervisione del direttore Leo Tarasco, i tecnici hanno provveduto a staccare le storiche affissioni per sottrarle al degrado e alle intemperie.
L’obiettivo della pubblica amministrazione è chiaro: dare ai manifesti una nuova casa. Sono già in corso le interlocuzioni per inserire i reperti all’interno del nuovo Mercato dell’Unità, una volta terminati i lavori di riqualificazione della struttura.
Dal Municipio è arrivato un plauso al consigliere Lorenzo Santonocito e, soprattutto, ai residenti della zona che per primi hanno lanciato l’allarme e presidiato il sito, proteggendo le affissioni fino all’arrivo degli esperti.
La rivolta dei puristi: “Decontestualizzati e sbriciolati”
Se da una parte le istituzioni difendono la scelta del salvataggio, dall’altra la piazza virtuale si ribella. Non tutti hanno digerito la scelta di rimuovere i manifesti dalla loro collocazione originale, ritenendo che il distacco ne abbia compromesso il fascino e il valore storico.
Sui social i commenti critici si rincorrono. Scrive un cittadino: “Ma davvero andava spiegato a qualcuno che avevano senso lì, su quel muro dove erano stati affissi nel 1940? Ora che sono stati staccati, sono tutti sbriciolati e decontestualizzati: che senso hanno? Sarà migliore una qualsiasi altra copia meglio tenuta e conservata in qualche archivio. Evidentemente sopravvaluto chi gestisce la cosa pubblica”.
Un parere condiviso da molti residenti e appassionati di storia locale, che avrebbero preferito una soluzione conservativa sul posto. «Rovinati», rincara la dose un altro utente, “l’esclusività era lasciarli in loco, magari sotto una teca di vetro. Adesso sono semplici manifesti staccati. In collezione privata ne ho di tenuti meglio”.
La sfida ora passa ai restauratori: dimostrare che quel pezzo di Roma del 1940, seppur fragile e cerottato, può ancora raccontare la sua storia anche lontano dal muro che lo ha custodito per ottant’anni.






















