Sane, fiere e abituate a vivere liberi all’aria aperta. Ora a rischio di sterminio a colpi di fucile. Per le vacche rinselvatichite che da anni popolano il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili non c’è stata una seconda possibilità , né un piano di ricollocamento. Si è scelta la linea più dura: l’abbattimento a fuoco.
Sui Monti Lucretili scoppia il caso delle vacche abbattute: c’è un tariffario da 600 euro a colpo. La denuncia in Parlamento
Sono circa 40 i bovini già uccisi all’interno dell’area protetta nell’ambito del piano di eradicazione delle popolazioni di bovidi ed equidi domestici. Una decisione che sta sollevando una scia di polemiche politiche e l’indignazione delle associazioni ambientaliste, pronte a dare battaglia legale.
Il tariffario della discordia: 600 euro per ogni uccisione
La macchina burocratica che ha portato ai fucili si mette in moto nel luglio 2024, quando il commissario straordinario del Parco, Marco Piergotti, firma una convenzione con l’Università della Tuscia per redigere un piano di contenimento. “Dopo 30 anni di immobilismo andiamo avanti spediti”, aveva dichiarato Piergotti, motivando l’urgenza con la tutela della sicurezza stradale e i danni all’agricoltura. Per motivare l’urgenza pubblica la foto di un’auto danneggiata.

La svolta operativa arriva a giugno 2025. L’ente Parco, tramite un affidamento diretto da 15 mila euro, incarica il veterinario Alan Maximilian Risolo, esperto di telenarcosi ed ex presidente provinciale di Coldiretti Rieti. Tra le carte dell’affidamento spunta un vero e proprio tariffario: 200 euro per ogni intervento di telenarcosi (la sedazione a distanza); 600 euro per ogni singolo abbattimento.
L’obiettivo minimo concordato era di 50 bovini entro l’anno. Durante un recente convegno a Moricone, lo stesso Risolo ha confermato che la quota è quasi raggiunta: circa 40 animali sono già stati eliminati.
Il caso dei Monti Lucretili è però solo la punta dell’iceberg di una strategia regionale molto più ampia.

La Regione Lazio ha infatti stanziato un fondo da 600 mila euro destinato ai Comuni per il contenimento degli animali domestici rinselvatichiti: un provvedimento che, denunciano le opposizioni, rischia di trasformarsi in un via libera all’abbattimento non solo di mucche e cavalli, ma potenzialmente anche di capre, maiali e cani vaganti.
Il caso è stato denunciato lo scorso ottobre in Parlamento con un’interrogazione al governo presentata dalle deputate del Partito Democratico Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, quest’ultima anche Garante degli animali per Roma Capitale.
“La Regione Lazio vara un bando per uccidere animali che vivono tranquillamente nei loro habitat naturali. Non è solo un atto immorale, ma va contro la legge nazionale 157 del 1992 e contro l’articolo 9 della Costituzione”, aavevano dichiarato le deputate in una nota congiunta.
Prestipino: “Nessuna risposta da Regione e Governo”
Patrizia Prestipino, deputata dem e Garante degli animali di Roma Capitale, ora rincara la dose con parole durissime: “Bisogna dire stop a questo far west ai danni degli animali. Non si possono risolvere tutte le azioni di contenimento sparando. Stiamo facendo di tutto per attivare un servizio di recupero della fauna a Roma, mentre la Regione fa il contrario e premia chi li uccide. Tutto questo è vergognoso”
Le alternative ignorate
La gestione dell’Ente Parco ha sposato la logica dell’emergenza per difendere l’incolumità pubblica e gli interessi degli agricoltori. Tuttavia, gli esperti ricordano che a fronte di animali sani – che non presentano alcun pericolo di carattere sanitario – la via dei fucili non era l’unica percorribile.
Esistono infatti soluzioni alternative non cruente: la cattura farmacologica e il successivo ricollocamento in strutture o contesti controllati. E soprattutto programmi di contenimento e gestione progressiva delle popolazioni sul territorio.
Interventi certamente più complessi, che richiedono tempo, pianificazione e strutture adeguate. Ma che avrebbero rappresentato un compromesso civile tra la gestione del rischio e il rispetto della vita animale. Negli splendidi scenari dei Monti Lucretili, invece, si è preferito far parlare le armi.Â
Sui social le reazioni più varie. La più diretta: “Fanno gli allevamenti intensivi e poi uccidono gli animali in libertà “.


















