Lo chiamavano tutti “il nonno del cortile”. Un uomo di 73 anni, sposato, con figli e nipoti, considerato dall’intero condominio di una periferia di Roma sud come una figura rassicurante. Dietro quella facciata di insospettabile normalità si nascondeva invece l’inferno di una dodicenne, costretta a subire abusi sessuali a pochi metri dalla porta di casa sua.
Il 73enne finito in carcere a Roma sud era considerato il “nonno del cortile”. Dietro alla gentilezza gli abusi, come sono stati scoperti
L’anziano si trova in carcere dallo scorso 5 maggio con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una minorenne. Il giudice, ieri, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dai legali dell’uomo: il pericolo di reiterazione è stato considerato alto, anche a causa dell’estrema vicinanza con la vittima, che abita nello stesso stabile, alla porta accanto alla sua.
Il cambio di comportamento e i sospetti dei vicini
Il dramma comincia a consumarsi lo scorso dicembre, quando la dodicenne manifesta un improvviso e drastico mutamento nei comportamenti. Si chiude in un silenzio insolito e si isola a scuola, chiedendo spesso di uscire in anticipo. Rifiuta di giocare all’aperto con i coetanei, contrariamente a quanto fatto per anni.
L’uomo approfittava dei momenti in cui la moglie e i nipoti erano fuori casa. Con la scusa di offrirle la merenda e di guardare insieme i cartoni animati su Sky, attirava la bambina nel suo appartamento.
A far scattare i primi dubbi nella madre è stata la segnalazione di un vicino di casa, che a marzo ha riferito di aver visto più volte la ragazzina entrare da sola nell’appartamento dell’anziano. Scatta così il primo allarme.
La trappola digitale: l’errore del 73enne su iCloud
Preoccupata, la madre ha controllato subito il telefono della figlia, senza trovare inizialmente alcuna traccia. L’indagato, infatti, istruiva minuziosamente la bambina, imponendole di cancellare chat, foto e video con gli abusi per non lasciare prove e non insospettire i genitori. Nelle conversazioni, la bambina era stata persino indotta a definire l’anziano come il proprio “fidanzato”.
A far crollare il piano dell’uomo è stata la sua totale ignoranza dei sistemi di archiviazione digitale. Sebbene i messaggi venissero eliminati dal dispositivo, lo smartphone della dodicenne era collegato all’iCloud di famiglia.
La svolta è arrivata quando il fratello della minorenne ha visto comparire sul proprio dispositivo — sincronizzato con quello della sorella — le immagini e i testi delle conversazioni irripetibili.
Sull’iCloud sono rimaste impresse decine di chat e contenuti multimediali che l’uomo credeva di aver fatto sparire per sempre.
La denuncia e il processo
Sotto shock per la scoperta, il fratello ha avvisato immediatamente la madre. La famiglia si è quindi rivolta all’associazione di volontariato “Donne al centro”. È stata la vicepresidente del centro antiviolenza, l’avvocata Ilenia Guerrieri, a depositare a marzo la formale denuncia in Procura che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il pubblico ministero Antonio Verdi, che coordina le indagini, ha subito disposto una perizia tecnico-informatica sui dispositivi sequestrati per stabilire con esattezza da quanto tempo andassero avanti gli abusi.
Nelle prossime settimane, il racconto della dodicenne verrà formalmente cristallizzato attraverso un incidente probatorio in sede di rito protetto.


















