Violenza al Sant’Andrea: feriti quattro operatori sanitari. “Sistemi di allarme fuori uso”

Aggrediti quattro operatori sanitari: medici e infermieri colpiti al volto nel reparto di psichiatria. Il sindacato: “Dispositivi inutilizzabili per mancanza di segnale nel seminterrato”

pronto soccorso sant'andrea roma

Quattro operatori sanitari malmenati da un paziente. Nuova violenta aggressione al Sant’Andrea. Stavolta al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (Spdc) dell’ospedale.

Aggrediti quattro operatori sanitari: medici e infermieri colpiti al volto nel reparto di psichiatria. Il sindacato: “Dispositivi inutilizzabili per mancanza di segnale nel seminterrato”

Un paziente con una storia clinica complessa e precedenti episodi di aggressività, in mattinata, ha colpito l’équipe in turno: il bilancio è di due medici e due infermieri feriti.

Tra i contusi, la dottoressa responsabile del reparto (presa a schiaffi) e un collega che ha riportato la rottura del labbro.

Il fallimento dei dispositivi di sicurezza

Al di là dell’evento clinico, a sollevare l’indignazione di operatori e sindacati è il mancato funzionamento dei sistemi di protezione. Secondo quanto denunciato da Confintesa Sanità, gli orologi dotati di pulsante anti-aggressione in dotazione al personale non hanno inviato il segnale d’allarme al momento del bisogno.

La motivazione tecnica fornita dagli uffici competenti aggrava, secondo la sigla sindacale, la posizione dell’azienda: la posizione del reparto al terzo piano seminterrato impedirebbe una connessione stabile, rendendo i dispositivi di fatto inutilizzabili.

È un’offesa alla dignità professionale — dichiara Sandra Di Blasio, segretaria provinciale di Confintesa Sanità — Dire che i sistemi salvavita non funzionano per via della struttura significa ammettere che la sicurezza dei lavoratori è lasciata al caso. Se un reparto è isolato, la tecnologia va potenziata, non ignorata“.

Il nodo dei trasferimenti e la rete territoriale

Il paziente era stato trasferito in una clinica esterna solo pochi giorni fa, per poi essere ricondotto al Sant’Andrea dopo un episodio analogo.

Una dinamica che evidenzia il cortocircuito della sanità territoriale: i reparti d’urgenza (Spdc), nati per la gestione delle acuzie, si trasformano in nodi di sosta forzata per soggetti che necessiterebbero di percorsi riabilitativi e strutture protette a lungo termine, oggi sature o carenti.

La richiesta di intervento immediato

Sul posto sono intervenuti gli agenti dei commissariati Ponte Milvio e Flaminio, ma la tensione resta altissima. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente con la direttrice generale Francesca Milito, esigendo la messa in sicurezza immediata dei locali, il ripristino della piena funzionalità dei sistemi di allerta e una sistemazione definitiva per il paziente in una struttura idonea.

In assenza di garanzie, i lavoratori si dicono pronti allo stato di agitazione. Il tema della sicurezza negli ospedali romani torna così prepotentemente al centro del dibattito, laddove la carenza di filtri territoriali finisce per esporre il personale sanitario a rischi prevedibili.