Non c’è pace per il caso di Garlasco. A distanza di anni dalla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, il dibattito si sposta sui risvolti umani e finanziari che l’inchiesta ha avuto sulle famiglie coinvolte. Durante l’ultima puntata di Ore 14 Sera, il conduttore Milo Infante ha reso pubblici i testi di due lettere inedite inviate da Daniela Ferrari, madre del nuovo indagato, Andrea Sempio, direttamente a Stasi nel carcere di Bollate.
Spuntano le lettere durissime inviate al carcere di Bollate dalla madre di Sempio. L’Anm su Garlasco avverte: “Basta con la spettacolarizzazione dei processi”
Le lettere, scritte tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, sono un grido di dolore di una madre che ha visto il proprio figlio finire nel tritacarne giudiziario come “sospetto” nell’ambito delle strategie della difesa Stasi (che puntava a indicare un colpevole alternativo).
“Mio figlio è innocente. Ci siamo riempiti di debiti per pagare gli avvocati, ci avete rovinati”, scrive la mamma di Sempio ricordando il suo passato da vigilatrice penitenziaria e scagliandosi contro quello che definisce un tentativo di “mettere in scacco la giustizia con i soldi“.
L’affondo sulla famiglia Stasi

Il passaggio più crudo è però rivolto alla madre di Alberto Stasi, che ha sempre difeso la totale estraneità del figlio al delitto: “Un consiglio per tua madre: se quando guarda negli occhi suo figlio vede un innocente, le consiglio una bella visita oculistica. Se non ha i 120 euro per la visita, glieli offro io. 120 euro non mi cambieranno la vita, dopo le migliaia che ci siamo mangiati per colpa vostra“.
Il monito dell’Anm: “Il processo non è uno show”
La diffusione di questi contenuti ha sollevato reazioni ai vertici della magistratura. Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, ha espresso forte preoccupazione per la deriva mediatica della vicenda: “Bisogna rifuggire dallo show perché il processo è una cosa molto seria. La prima vittima del processo mediatico è il principio di non colpevolezza”.
Anche la magistrata Tango ha ribadito che l’Anm non è un “quarto grado di giudizio” e ha invitato al rispetto per il dolore dei familiari della vittima e per chi, come Andrea Sempio, è stato già in passato coinvolto nelle indagini uscendone poi estraneo.




















