Avvocato di Roma rinviato a giudizio per stalking e revenge porn ai danni di una ex praticante. Lo ha disposto il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale della capitale sulla base delle prove e degli indizi raccolti dal pubblico ministero.
Avvocato di Roma rinviato a giudizio per stalking e altri estremi di reato dopo mesi di condotte persecutorie ai danni della sua vittima
Lei aveva deciso di lasciarlo dopo una breve frequentazione ma il legale, sdegnato da un rifiuto che riteneva inaccettabile, ha iniziato a minacciarla in un crescendo di condotte illecite culminate nella pubblicazione, tramite social e WhatsApp, di foto e video intimi della donna su cui aveva concentrato tutte le sue patologiche attenzioni.
Un‘escalation di atti persecutori
L’escalation, fatta di vessazioni e atti persecutori, aveva avuto inizio nel 2022 con una sequenza di telefonate anonime in cui il professionista le insultava chiamando anche i suoi amici per poi passare alle minacce.
Tra queste ultime figurano veri e propri ricatti in cui l’avvocato respinto affermava di aver presentato all’Ordine degli avvocati un esposto teso a stroncare una carriera non ancora iniziata, per poi spingersi a evocare femminicidi, come quello di Giulia Cecchettin, affermando come la sua vittima dovesse considerarsi fortunata per non aver fatto la stessa fine, ovvero prospettando il suicidio come unica cosa giusta da fare per una persona come lei.
Accessi e falsi profili Facebook
L’imputato era anche riuscito ad accedere abusivamente al profilo Facebook della vittima creandone altri risultati falsi per diffamare la vittima raccontando un presunto passato sentimentale fatto, a suo dire, anche di relazioni clandestine con colleghi sposati e di altri amanti di età avanzata ovvero trovati tra amici di famiglia.
L’avvocato si era spinto anche a diffondere una cinquantina di immagini riservate riuscendo, dopo mesi caratterizzati da continue inarrestabili condotte contrarie al codice penale, a spingere la donna a lasciare la capitale.
Questo il quadro di accuse cui l’uomo rinviato a giudizio dovrà rispondere e controbattere durante il dibattimento anche perché, tra gli elementi a carico figurerebbe addirittura una pagina intestata a un altro collega dello studio, che si è costituto parte civile nel processo, e attraverso la quale avrebbe lanciato ulteriori insulti alla vittima fino a contattare una donna per convincerla che il compagno l’avesse tradita con la ex praticante perseguitata.


















