Gli agenti del nucleo PolMetro della Polizia di Stato, hanno svelato una realtà inquietante nei meandri della metropolitana romana. Un sistema organizzato di ladri e bande “underground”, che non puntavano la sotterranea solo per furti e borseggi, ma utilizzavano i condotti di aerazione e tombini come “nascondigli fantasma” per occultare droga e un vero e proprio tesoro, costituito dalla refurtiva sottratta ai malcapitati.
Non solo borseggi ma basi logistiche invisibili: PolMetro svela i segreti dei nascondigli del tesoro sottratto ai viaggiatori, ricavati tra tombini e infrastrutture
Il monitoraggio costante delle linee metropolitane ha permesso di individuare gruppi di borseggiatori che si muovevano con una sincronia quasi cinematografica.
Approfittando della confusione dell’ora di punta, questi gruppi agivano con ruoli definiti: alcuni creavano varchi tra la folla, altri coprivano la scena, mentre i complici facevano sparire i beni sottratti.
Quello che appariva come un semplice fenomeno di micro-criminalità però. si è rivelato un sistema ben più strutturato, capace di infiltrarsi nelle pieghe delle infrastrutture urbane per garantirsi l’impunità durante i controlli.
Depositi “flash” e un tesoro sottratto fatto sparire nelle infrastrutture pubbliche
L’elemento più grave emerso dalle attività investigative riguarda l’adattamento dell’ambiente metropolitano a scopi criminali.
Presso la fermata “Repubblica”, un 24enne è stato colto in flagrante mentre cercava di nascondere un portafogli appena rubato all’interno di un condotto di aerazione. Questo spazio era stato trasformato in un vero e proprio magazzino sotterraneo, invisibile ai passeggeri ma estremamente funzionale per far sparire le prove dei reati in pochi secondi.
Il metodo di occultamento poi, non riguardava solo i furti, ma si estendeva anche al traffico di stupefacenti. Nei pressi della fermata “Libia”, un altro giovane ha tentato di disfarsi di un involucro lanciandolo in un tombino durante una fuga disperata. Le successive perquisizioni hanno rivelato che questo sistema di “depositi flash” era collegato a un giro d’affari significativo, con il sequestro di circa 400 grammi di hashish e oltre 7mila euro in contanti rinvenuti nell’abitazione del sospettato.
Il blitz per smontare il sistema delle basi logistiche nella metropolitana
L’azione della Polizia di Stato non si è fermata alla scoperta dei nascondigli. Gli interventi hanno colpito diversi fronti: dalla stazione “Lucio Sestio”, dove è stata smontata la strategia di una crew specializzata, fino a “Barberini”, dove un giovane è stato fermato con abiti griffati appena trafugati da uno store locale. Anche lo spaccio “delivery” è stato stroncato alla stazione “Battistini”, dove un pusher è stato intercettato mentre consegnava dosi di crack e cocaina.
In totale, cinque persone sono state arrestate dagli agenti. Le autorità giudiziarie hanno già convalidato tutti i fermi, contestando a vario titolo i reati di furto aggravato e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Sebbene resti valida la presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a sentenza definitiva, l’operazione ha gettato luce sul sistema che aveva trasformando le stazioni in basi logistiche e nascondigli del tesoro, per la criminalità,


















