Atti di violenza estrema, tra sequestri di persona, sevizie, minacce, torture. Dalle prime ore della mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura della Repubblica di Roma, stanno eseguendo nella mattina di oggi, martedì 12 maggio, un’ordinanza che mette in atto misure cautelari nei confronti di sei persone, tre uomini e tre donne. L’operazione rappresenta un duro colpo a un gruppo criminale attivo sul litorale romano, accusato di reati gravissimi tra cui sequestro di persona a scopo di estorsione ed estorsione aggravata.
I carabinieri di Ostia hanno dato esecuzione ad una serie di misure cautelari a seguito di fatti gravissimi tra cui sequestri di persona e torture

Le indagini hanno portato alla luce una vicenda di estrema violenza, scaturita dalla scomparsa di un “borsone” contenente, secondo le rivendicazioni degli dagli indagati, denaro contante e orologi di lusso per un valore superiore al milione di euro, probabilmente di provenienza illecita. Da quel momento si sarebbe innescata una spirale di intimidazioni e brutalità nei confronti delle vittime, ritenute responsabili della sparizione.
Gli investigatori hanno documentato quattro sequestri di persona a scopo estorsivo e un tentato sequestro, avvenuti tra luglio e novembre 2025. Le vittime venivano prelevate con la forza per strada, rinchiuse in appartamenti o ruderi e sottoposte a violenze e minacce per ottenere informazioni. Le sevizie, secondo quanto emerso, venivano perpetrate con armi da fuoco, mazze da baseball, martelli, cesoie e materiale ustionante, delineando un quadro di eccezionale gravità.
Attentati e atti intimidatori

Oltre ai sequestri, il gruppo avrebbe messo in atto anche attentati intimidatori, tra cui il posizionamento di bombe carta su automobili e nei pressi delle abitazioni di familiari delle vittime. Tra gli episodi più gravi, il rogo doloso di una Fiat Panda, completamente distrutta nella notte del 30 novembre 2025. Azioni violente che hanno contribuito a diffondere paura e omertà sul territorio.
Indagini complesse tra tecnologia e riscontri
Il successo dell’operazione è frutto di un articolato lavoro investigativo, condotto in un contesto di forte intimidazione. I Carabinieri hanno utilizzato tecniche avanzate, l’analisi incrociata dei dati telefonici e telematici, l’estrazione forense degli smartphone delle vittime e lo studio dei filmati delle telecamere di sorveglianza. Alcune vittime, per sfuggire alle minacce, erano state costrette a lasciare le proprie case e trasferirsi in altre regioni.
Le misure cautelari e la fase delle indagini
Il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre uomini ritenuti esecutori materiali delle violenze più gravi. Per una donna sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per altre due persone è stato imposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che, come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.

















