Diciotto anni dopo il mattino di sangue del 13 agosto 2007, il “giallo di Garlasco” prende la piega preannunciata. La Procura di Pavia ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini ad Andrea Sempio, oggi 38enne, all’epoca diciannovenne e amico stretto di Marco Poggi, fratello della vittima. L’accusa è la più pesante: omicidio volontario con le aggravanti dei motivi abietti e della crudeltà. Si va ora verso il processo.
La Procura chiude le indagini sul caso Garlasco: contestata l’aggravante della crudeltà. Atti a Milano per la revisione del caso Stasi. Intanto il fratello di Chiara se la prende coi carabinieri
Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, il castello difensivo di Sempio sarebbe crollato sotto il peso di nuovi indizi e, soprattutto, di un movente finora mai cristallizzato. Chiara Poggi sarebbe stata uccisa per aver respinto un approccio del ragazzo. La furia si sarebbe scatenata dopo un “no”: dodici colpi, inferti con un martello, che non hanno lasciato scampo alla ventiseienne.

A pesare sul nuovo indagato ci sono i pilastri tecnici su cui la Procura ha lavorato nell’ultimo anno: il DNA sotto le unghie della vittima, la “traccia palmare 33” e un presunto alibi — quello dello scontrino di un parcheggio — che non avrebbe retto alle nuove verifiche.
Le intercettazioni e il mistero del podcast
Il punto di rottura nelle indagini sarebbe arrivato il 14 aprile 2025. Una microspia piazzata nell’auto di Sempio ha captato un soliloquio dell’uomo mentre ascoltava un podcast dedicato proprio al delitto di Garlasco.
Per gli inquirenti, quelle frasi sconnesse sono una confessione strisciante: Sempio avrebbe ammesso di aver cercato Chiara e di aver visto dei video intimi contenuti in una pendrive della ragazza.
La difesa, guidata dall’avvocato Liborio Cataliotti, respinge ogni accusa: “Erano solo riflessioni estemporanee suscitate dall’ascolto del programma radiofonico. Sempio è innocente e non ha mai avuto rapporti con Chiara“.
I legali sono ora al lavoro per recuperare l’esatta puntata del podcast per dimostrare che le parole dell’indagato fossero solo commenti ai fatti narrati.
Tensioni familiari: il “no” di Marco Poggi
L’inchiesta registra però un clima di forte tensione anche all’interno della famiglia Poggi.
Gli inquirenti definiscono Marco Poggi, fratello di Chiara, “ostile” e impegnato in una “costante difesa d’ufficio” dell’amico di sempre.
Durante un interrogatorio nel maggio 2025, Marco avrebbe sbottato contro i carabinieri: “Mi state influenzando, non so cosa rispondere perché ogni mia frase viene usata contro di lui“.
Alberto Stasi verso la scarcerazione?

Il nuovo scenario apre una voragine sul destino di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni e attualmente in regime di semilibertà. La Procura di Pavia trasmetterà gli atti alla Procura Generale di Milano per sollecitare la revisione del processo.
Se la Corte d’Appello di Brescia dovesse accogliere l’istanza, si profilerebbe un caso giudiziario senza precedenti in Italia: la difesa di Stasi è pronta a chiedere la sospensione della pena e l’immediata scarcerazione.
La giustizia italiana si trova davanti a un bivio drammatico: ammettere che per quasi vent’anni un innocente potrebbe aver pagato per il delitto di un altro.


















