Sequestrati nove chili di cocaina al Quarticciolo, la droga veniva lavorata tramite dispositivi Roner e altri sistemi di lavorazione e stoccaggio all’interno dell’abitazione trasformata in un laboratorio per gli stupefacenti.
Sequestrati nove chili di cocaina al Quarticciolo, vasta operazione del Reparto Volanti della Questura
La scoperta è stata effettuata dagli adenti del Reparto Volanti della Questura di Roma all’interno di un appartamento situato nella periferia est della capitale e dove sono stati sequestrati anche tre panetti di hashish nascosti tra i sacchetti per lo smaltimento dei rifiuti organici degli animali domestici.
La scacchiera dello spaccio: dai muretti al pusher col cane
Gli inquirenti hanno ricostruito che dietro i muretti perimetrali e un’organizzazione capace di mimetizzarsi nella quotidianità più insospettabile si svolgeva un intenso traffico di sostanze proibite.
L’inchiesta, che ha portato all’arresto di sei rifornitori, ha svelato una rete di vendita al dettaglio estremamente flessibile.
Gli agenti hanno documentato come il mercato della droga non sia più soltanto un fenomeno legato a zone d’ombra, ma si sia integrato nel tessuto urbano attraverso “escamotage” studiati per confondersi con la vita dei residenti.
Emblematico è il profilo di un pusher intercettato mentre passeggiava tranquillamente con il proprio cane: sotto l’apparente normalità di uno svago all’aria aperta, l’atteggiamento eccessivamente guardingo del sospettato ha tradito l’attività illecita, portando gli investigatori a cogliere la flagranza del reato.
Una domanda senza età
Il dato più eclatante emerso dalle indagini riguarda però l’identità degli acquirenti. La filiera di arresti ha preso il via seguendo i movimenti di un consumatore di 80 anni, che si aggirava tra le vie del quartiere alla ricerca della propria dose.
Questo episodio, tutt’altro che isolato, restituisce l’immagine di un mercato alimentato da un fabbisogno “multigenerazionale”. La domanda di sostanze psicotrope incrocia trasversalmente ogni fascia d’età, costringendo i gestori delle piazze a calibrare l’offerta con precisione quasi commerciale, differenziando sostanze e luoghi di incontro per venire incontro alle esigenze di una clientela quanto mai varia.
La logistica del crimine
Tra via Prenestina e via Ostuni, il sistema operava con una logistica capillare. Alcuni pusher agivano in autonomia, forti di nascondigli ricavati in punti strategici: cavità nel terreno, muretti e persino pneumatici modificati con coperture facilmente accessibili, usati come piccoli depositi temporanei per prelevare rapidamente le dosi richieste.
Altri, invece, preferivano la forza del gruppo, muovendosi secondo un protocollo rodato fatto di vedette e “traghettatori”. In questo schema, il cliente veniva prima individuato e approcciato, per poi essere indirizzato verso il pusher preposto alla consegna materiale, riducendo così il rischio di esposizione per i vertici della piccola cellula.
Mentre per gli spacciatori è scattata la convalida dell’arresto da parte dell’Autorità Giudiziaria, per l’anziano acquirente è stata inoltrata la segnalazione alla Prefettura. L’operazione della Polizia di Stato segna un altro punto contro il degrado, ma solleva il velo su una realtà sociale complessa, dove l’offerta di droga continua a rigenerarsi al ritmo frenetico di una domanda che non sembra conoscere limiti.



















