Maxi rapina a Roma da 900mila euro: scoperta banda criminale che utilizzava armi silenziate e jammer (VIDEO)

Colpo da 70 orologi di lusso svela banda criminale tra Roma e la Sicilia dedita a rapine e ricettazione: sette arresti per le rapine a mano armata in gioiellerie e uffici postali

Una complessa operazione della Polizia di Stato ha smantellato un’organizzazione criminale spietata, capace di seminare il panico le attività commerciali di lusso della Capitale. Al centro dell’inchiesta, una violenta rapina messa a segno nel cuore del quartiere Parioli, un colpo da quasi un milione di euro che ha svelato l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere armata.

Colpo da 70 orologi di lusso svela banda criminale tra Roma e la Sicilia dedita a rapine e ricettazione: sette arresti per le rapine a mano armata in gioiellerie e uffici postali

L’indagine della Squadra Mobile nasce da una violenta rapina consumata nella primavera del 2024, quando due finti clienti hanno sottratto 70 orologi di lusso per un valore di 900 mila euro in una prestigiosa gioielleria dei Parioli.

In un pomeriggio come tanti, i due uomini, vestiti come distinti clienti pronti a un acquisto importante, entrano nel negozio simulando interesse per alcuni modelli di orologi di alta gamma. In pochi istanti però, la maschera cade, e i due complici estraggono le pistole, tra cui una dotata di silenziatore.

Sotto la minaccia delle armi, il dipendente è così costretto a consegnare i 70 orologi di lusso, per un valore commerciale che supera i 900 mila euro. La freddezza dei criminali e la precisione chirurgica del colpo hanno immediatamente fatto capire agli investigatori della Squadra Mobile che non si trattava di dilettanti, ma di una struttura criminale organizzata con logiche paramilitari.

Dal vertice strategico alla manovalanza esecutiva, ecco come era strutturata l’associazione

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di ricostruire un assetto piramidale perfettamente oliato. Al vertice della rapina e dell’intera organizzazione sedeva un uomo di 56 anni di origini siciliane, mente strategica del gruppo.

Sotto di lui, un connazionale di 47 anni con compiti logistici e organizzativi, affiancato dal volto operativo del gruppo: un sessantaduenne romano già noto alle forze dell’ordine.

Quest’ultimo era l’uomo delle “missioni impossibili”: delegato ai sopralluoghi, esecutore materiale dei colpi e custode dell’arsenale e delle auto rubate. Alla base della struttura, altri tre soggetti — un quarantenne siciliano e un sessantacinquenne romano — fornivano l’ausilio necessario nelle fasi preparatorie e la gestione concreta delle operazioni sul campo. Un sodalizio che univa l’esperienza della criminalità romana alla determinazione di quella siciliana.

Tecnologia e auto “pulite”: il metodo scientifico per eludere i controlli

La meticolosità della banda era quasi ossessiva. Ogni rapina veniva pianificata seguendo schemi consolidati per minimizzare i rischi. I veicoli utilizzati per la fuga e la copertura non erano semplici auto rubate: venivano sistematicamente “ripuliti” applicando targhe contraffatte o clonate, riconducibili a mezzi realmente circolanti.

Questo trucco permetteva loro di passare indenni attraverso i varchi elettronici e i controlli stradali. Ma il dettaglio più tecnicamente inquietante riguarda l’uso di un furgone di supporto allestito come una vera centrale mobile.

Il mezzo era dotato di apparati tecnologici sofisticati, come dispositivi jammer e disturbatori di frequenze, progettati per interferire con le comunicazioni delle Forze dell’ordine e ostacolare i sistemi di localizzazione GPS. Un arsenale tecnologico che garantiva al gruppo un vantaggio tattico durante ogni assalto a gioiellerie e uffici postali.

L’epilogo in Versilia e le manette: sette misure cautelari per fermare la scia di colpi

La fine della corsa per l’associazione è iniziata a gennaio scorso, con l’arresto in Versilia del sessantaduenne romano, il volto identificato nelle telecamere dei Parioli.

L’uomo è stato trovato in possesso di una pistola clandestina del tutto simile a quella usata nella maxi rapina e di una delle auto rubate utilizzate dal gruppo. Grazie a pedinamenti e accertamenti tecnici, gli investigatori hanno ricostruito un totale di quattro colpi messi a segno tra il 2023 e il 2025.

L’ultimo atto criminale è stato sventato in via Borromeo, dove gli agenti della Squadra Mobile sono intervenuti prima che il gruppo potesse colpire ancora.

Questa mattina, la Polizia di Stato ha eseguito l’ordinanza del GIP del Tribunale di Roma: 5 persone sono finite in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Le accuse sono pesantissime: associazione per delinquere, rapina a mano armata, ricettazione di gioielli e veicoli. Per gli indagati vige la presunzione di innocenza, ma il colpo inferto a questa “holding del crimine” ha restituito serenità a un’intera città.