“È indagato per pedopornografia”: attenzione, nuova truffa dietro la finta mail della Polizia

L'ultima truffa usa il nome del Capo della Polizia Vittorio Pisani per spaventare e ricattare gli utenti. L’appello della Postale: "È un tentativo di estorsione"

Finto atto giudiziario, truffa vera

C’è una nuova, insidiosa truffa che corre lungo i cavi della rete, puntando dritto al nervo scoperto della paura e della vergogna. Diversi utenti hanno segnalato nelle ultime ore la ricezione di una finta notifica giudiziaria, un documento che appare in tutto e per tutto ufficiale, completo di loghi della Repubblica Italiana e della Polizia di Stato.

L’ultima truffa usa il nome del Capo della Polizia Vittorio Pisani per spaventare e ricattare gli utenti. L’appello della Postale: “È un tentativo di estorsione”

Il contenuto è tanto brutale quanto falso: il destinatario viene informato di essere sotto indagine per aver visualizzato materiale pedopornografico online. A rendere il tutto più credibile — e inquietante — è la firma in calce: quella del Capo della Polizia, Vittorio Pisani.

La meccanica del ricatto: dalla paura al portafoglio

Il meccanismo utilizzato dai truffatori segue uno schema psicologico preciso, volto a paralizzare la capacità di giudizio della vittima attraverso tre passaggi chiave: L’accusa infamante, l’uso della pedopornografia serve a generare un immediato stato di shock.

L’urgenza: viene richiesta una “sollecita risposta” per fornire giustificazioni, citando un presunto carattere di riservatezza dell’indagine. E la richiesta di denaro: una volta stabilito il contatto, i criminali chiedono un versamento economico — presentato come sanzione o “oblazione” — per interrompere il procedimento penale.

L’avvertimento ufficiale

La Polizia di Stato ribadisce con fermezza che nessuna autorità invia mai notifiche di atti giudiziari, tantomeno richieste di pagamento, tramite posta elettronica ordinaria. Si tratta di un nuovo modello di truffa, o più precisamente di un tentativo di estorsione.

I trucchi dei cyber-criminali

Per ingannare anche l’occhio più esperto, i truffatori utilizzano la tecnica dello spoofing, che permette di camuffare il nome del mittente facendolo apparire come istituzionale. Tuttavia, dietro il nome visualizzato si nascondono spesso indirizzi e-mail anonimi. L’obiettivo è spingere l’utente a decisioni affrettate senza le dovute verifiche.

Il vademecum: come non cadere in trappola

La Polizia Postale ha diffuso alcune regole d’oro per neutralizzare il tentativo di estorsione:

  1. Non rispondere mai: Qualsiasi interazione conferma ai truffatori che l’indirizzo mail è attivo.
  2. Attenzione ai link e allegati: Non cliccare su collegamenti e non scaricare file: spesso contengono malware progettati per rubare dati sensibili.
  3. Controllare il mittente: Verificare l’indirizzo e-mail reale (non solo il nome visualizzato).
  4. Niente dati personali: Non condividere mai copie di documenti d’identità o credenziali di accesso.

In caso di dubbio, il consiglio è di mantenere la calma e contattare l’ufficio di Polizia più vicino. “Ricordate – l’avvertimento della Polizia Postale – la legge non vi contatta via mail per chiedervi soldi in cambio del silenzio“.

Qui sotto il finto atto giudiziario, truffa vera.

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