Carabiniere condannato a 3 anni per il ladro ucciso all’Eur: “Un errore macroscopico”

Ladro ucciso dal carabiniere, le motivazioni della sentenza: "C'erano altre opzioni prima di sparare"

Foto di archivio

Ladro ucciso, un “errore di proporzioni macroscopiche”. Così il giudice Claudio Politi definisce la condotta di Emanuele Marroccella, il carabiniere di 43 anni condannato a tre anni di reclusione per eccesso colposo nell’uso delle armi. Le motivazioni della sentenza, che chiude il primo capitolo giudiziario sulla morte di Jamal Badawi, ricostruiscono i tragici istanti di quella notte di settembre 2020 in via Paolo di Dono, all’Eur, trasformando un intervento per furto in un caso giudiziario che spacca l’opinione pubblica.

Ladro ucciso dal carabiniere, le motivazioni della sentenza: “C’erano altre opzioni prima di sparare”

I fatti risalgono alle 4 del mattino del 20 settembre 2020. Tre pattuglie circondano la sede della società Lending Solution dopo un allarme. Marroccella e un collega, Lorenzo Grasso, entrano negli uffici e sorprendono Badawi, un cittadino siriano di 56 anni, con diversi precedenti penali. Ne nasce una colluttazione: il ladro colpisce Grasso con un cacciavite (causandogli una contusione guaribile in 7 giorni), poi si divincola e scappa.

È in questo momento che Marroccella spara. Due colpi: uno va a vuoto, l’altro colpisce Badawi sotto l’ascella mentre è già di spalle. L’uomo morirà sul colpo. Secondo il giudice, il militare — un professionista con 20 anni di esperienza — ha agito con un elevato grado di colpa”, quasi al limite del dolo.

“Nessun pericolo di vita: c’erano altri sei militari all’esterno”

In cinquanta pagine di motivazioni, il Tribunale smonta la tesi della difesa, secondo cui il carabiniere avrebbe sparato per proteggere il collega ferito. Il giudice sottolinea tre punti cruciali:  Badawi era ad almeno otto metri di distanza e stava fuggendo, la reazione del ladro è stata definita di “contenuta entità” e all’esterno dell’edificio erano appostati altri sei carabinieri. Non c’era, dunque, la necessità di fermare il fuggitivo “ad ogni costo” utilizzando l’arma da fuoco.

Le reazioni e il profilo della vittima

Un carabiniere esperto avrebbe potuto utilizzare diverse altre opzioni prima di sparare ad altezza uomo”, era la posizione dell’avvocato Claudia Serafini, legale della famiglia Badawi. La vittima, padre di cinque figli, era fuggito dalla guerra in Siria e viveva a Ostia, arrangiandosi con lavori saltuari. Al momento della morte, addosso a lui non è stata trovata alcuna refurtiva.

Per Marroccella, i legali Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo avevano chiesto l’assoluzione, sostenendo che il vicebrigadiere avesse agito sull’onda emotiva dopo aver sentito le urla del collega: “Mi ha accoltellato, non respiro”. Una ricostruzione che non ha però convinto il giudice, il quale ha inflitto una pena superiore (3 anni) rispetto a quella chiesta dalla Procura (2 anni e mezzo), negando anche le attenuanti generiche.