C’è voluta la pazienza di un mese e il coraggio di una notte intera per ridare il respiro a uno dei signori delle montagne abruzzesi, un orso bruno che rischiava lo strangolamento con un cappio di acciaio al collo. Un esemplare maschio di orso bruno marsicano, di circa 12 anni e quasi due quintali di peso, è stato salvato da una morte lenta e atroce. Intorno al collo portava il marchio della brutalità umana: un laccio d’acciaio che, giorno dopo giorno, lo stava strangolando.
L’orso di 193 kg è stato catturato non lontano dai Simbruini dopo un mese di appostamenti. Il Parco: “Un atto di bracconaggio brutale”
L’intervento decisivo è scattato alle 2.45 della notte del 25 aprile, nel cuore di un corridoio naturale che collega l’area di Civitella Roveto ai Monti Simbruini. Per trenta giorni i tecnici del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise hanno seguito le sue tracce, osservando quel cappio che stringeva sempre di più.

L’animale, ribattezzato ora simbolicamente “Libero”, ormai impaurito, ha dato prova di una diffidenza straordinaria, riuscendo più volte a sottrarre le esche dalle trappole senza far scattare i sensori. La sua cattura, avvenuta tramite una tube trap (una trappola a tubo specifica per la tutela dei grandi mammiferi), è stata una vera corsa contro il tempo.
Il salvataggio e il ritorno nei boschi
Una volta sedato, l’équipe veterinaria ha proceduto con estrema cautela alla rimozione del cavo metallico. Lo strumento di bracconaggio aveva già iniziato a segnare profondamente i tessuti, rendendo l’intervento una vera liberazione medica.

L’orso, 193 kg di muscoli, nonostante il forte trauma e la profonda ferita al collo, è ora libero e salvo. Dopo le cure necessarie, è stato restituito alla sua libertà, svanendo nuovamente tra le ombre dei boschi, questa volta senza più quel cappio a soffocarlo.
L’allarme del Parco: “Atto brutale”
Il lieto fine non cancella però la gravità del gesto. I responsabili dell’area protetta hanno condannato duramente l’accaduto: “Si tratta di un attacco diretto alla fauna e alla legalità. Questi lacci sono strumenti di morte cieca e brutale”.
Le autorità sono già al lavoro per risalire ai responsabili di questo atto criminale, che richiama alla memoria il salvataggio dell’orsa Monachella avvenuto nel 2017. Un ringraziamento speciale è andato alla Croce Verde di Civitella Roveto e ai cittadini locali, la cui collaborazione è stata fondamentale per il monitoraggio e il successo finale dell’operazione.

















